Plastica sì, plastica no

Esiste plastica indispensabile? Sì, nessuno l’ha mai messo in dubbio. Il movimento zero waste vuole eliminare del tutto la plastica dalla faccia della terra? No, perché sarebbe impossibile.

Voglio partire da queste due premesse di base per riflettere a caldo su una discussione nata da un post su un social network.
L’intento dell’autore era sicuramente quello di far riflettere sulla tendenza a demonizzare a priori la plastica; di fatto invece ha demonizzato, forse senza volerlo, tutte quelle persone che ogni giorno si impegnano nel ridurre il loro impatto ambientale, banalizzandone gli sforzi e bollandoli (tacitamente) come inutili.

Sicuramente un aspetto positivo del post è stato quello di aprire un dibattito – anche acceso, sull’uso della plasica e sulle scelte consapevoli che facciamo ogni giorno. L’aspetto negativo è il modo in cui questo viene fatto: banalizzando le posizioni dell’altro, con un’argomentazione, tra l’altro, deboluccia.

Mi sono sentita chiamata in causa? Sì, come tutti quelli che insieme a me cercano di ridurre i loro rifiuti. Badate bene: ho parlato di riduzione dell’impatto ambientale e riduzione dei rifiuti. Ci torneremo.

Ci sono plastiche utili? Questo è poco ma sicuro: sapete bene che vivere con una malattia cronica comporta un utilizzo di plastica della quale non è possibile fare a meno, e probabilmente non sarà possibile neanche in futuro. Ci sono plastiche che ci facilitano la vita? Anche questo è sicuro. Ci sono prodotti di plastica comodi, prodotti che si degradano facilmente e per questo sono racchiusi in sacchetti di questo tipo e così via.

Ci sono persone che decidono deliberatamente di scegliere di quali prodotti possono fare a meno, nonostante l’imballaggio di plastica sia stato pensato come utile per un qualche motivo? Sì. Molti di noi cercano di avere una quotidianità senza sprechi e a basso impatto ambientale. Ma non siamo una setta contro la plastica a priori: siamo delle persone normali che cercano di mettere in discussione ciò che è stato dato per scontato per lungo tempo: il pane nel sacchetto di plastica, le mille creme per ogni centimetro del viso, le albicocche a dicembre.

Nessuno nega che la plastica abbia un’utilità. Sappiamo tutti che ce l’ha e che grazie a questo materiale molti ambiti hanno avuto una vera e propria rivoluzione (ehi, di nuovo vi devo ricordare che mi faccio 5-6 iniezioni al giorno?).
Molte persone però scelgono di andare oltre, e decidono di eliminare dalla loro vita tutti quei prodotti che possono essere sostituiti con analoghi a basso impatto ambientale o, se parliamo di cibo, con frutta e verdura di stagione.

Il discorso è molto complesso – ed è impossibile toccare ogni singolo punto all’interno di un solo post. Banalizzare questa presa di posizione bollandola come “alcune cose di plastica sono utili, quindi il movimento plastic free non ha senso di esistere” è una semplificazione estrema. E francamente mi sembra che, anche forse non volutamente o non consciamente, sia un modo per pulirsi la coscienza. Perché comprare senza imballaggi è difficoltoso, non è possibile ovunque, e comporta una ricerca costante e continua sui negozi e sui prodotti che utilizziamo.

Il problema è proprio questo: banalizzare queste argomentazioni sostenendo che la plastica in alcuni casi è utile, porta con sé un non detto che molti interpretano come un’autorizzazione a utilizzare l’usa-e-getta in modo indiscriminato. Come se non ci fosse già abbastanza questa idea del “che tanto non succede nulla”. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Il punto del discorso è quello di essere capaci di fare i conti con il nostro impatto ambientale: quando apriamo gli occhi e ci rendiamo conto di quanto il nostro comportamento ricada sull’ambiente circostante – che si tratti del mozzicone di sigaretta, della plastica altamente tecnologica del broccolo o del bicchiere che vi danno ai concerti, in quel momento ogni singola azione si riempie di significato. Comprare una cosa imballata nella plastica perché mi duri cinque giorni anziché tre è una scelta, e una volta che diventiamo consapevoli delle nostre scelte non possiamo guardare dall’altra parte.

Ridurre l’impatto ambientale decidendo di non acquistare la verdura nella plastica è precisamente la scelta di guardare in faccia la realtà. E’ una presa di posizione, scomoda sicuramente, ma che indica forse l’unica strada che abbiamo per fare qualcosa dei nostri ideali. Che non è una parolaccia, anche se molti vorrebbero farvelo credere.