Storia di un Saccharomyces nel mio frigorifero

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Anche detto pasta madre.

Il mio primo e unico lievito madre è arrivato a casa mia l’estate scorsa. E’ stato un regalo richiesto. Da quel giorno è stato rinfrescato in media 2 volte alla settimana, e dunque circa 60 volte.

Non è più lo stesso.

E’ stato congelato quando sono andata in Giappone. Ha rischiato di morire definitivamente in seguito a dimenticanze della sottoscritta. Ha cercato di comunicarmi il suo malessere puzzando terribilmente, ma purtroppo dal suo vasetto di vetro chiuso era impossibile sentirlo. Questo la dice lunga sulla mia capacità di accudire altri esseri viventi.

Oggi diventerà una pizza.

Ho iniziato a torturarlo già ieri, con un primo rinfresco: mi sembrava sottotono. Mi sono alzata alle 2 del mattino per bere, e lui era lì, sul ripiano della cucina, silenzioso. Stamattina l’ho osservato prima di fare colazione: è cresciuto, lungo la superficie del barattolo trasparente si sono formate tante piccole bollicine. Sono il segnale della vitalità, delle ore che scorrono, della crescita incontrollata, logica, perfetta.

Quando lo rinfresco ne assaporo il profumo, ne prendo un pezzo, lo peso – col caldo del forno diventerà qualcosa di completamente diverso. Le bollicine rimarranno, diventeranno sempre più grandi.

Da quando ho il diabete, è impossibile per me gestire il pane. Per un lungo periodo ho preferito evitarlo piuttosto che concedermelo ogni tanto in dosi ridotte, fino al giorno in cui ho inziato ad utilizzare il lievito madre.
In quel momento è come se mi fossi ricordata il piacere di avere le mani immerse nella farina.

Rinfresco ancora il lievito, prima di utilizzarlo. Il termine rinfrescare suona strano, non sembra descrivere a pieno quello che succede. Molto meglio ravvivare, rianimare. Rianimo il lievito. Cresce molto più velocemente rispetto a ieri. Stavolta lo lascio riposare meno, poi lo unisco a tutti gli altri ingredienti.

Deve passare un altro giorno.

E’ questo che adoro del lievito madre. L’attesa tra un impasto e l’altro; non c’è niente di istantaneo, tutto deve avere i suoi tempi. E per me, che sono una persona che tende a essere sempre di fretta, questo diventa un momento in cui il tempo si dilata, una metafora di come dovrei affrontare le mie giornate.

ENG

Story of the Saccharomyces in my fridge

I have my first and only mother yeast since last summer. It was a gift I asked for. Since that day I kept it in my fridge.

It’s not the same.

I froze it when I was in Japan. It almost died because I forgot to refresh it. It smelled so bad in my fridge but I didn’t notice it, because it was closed in a glass jar.

Today it’s going to become a pizza.

I refreshed it yesterday, because it seems a little bit off. When I woke up in the middle of the night to drink, it was there, silent, in my kitchen. This morning was bigger, and along the glass there were a lot of bubbles. It’s alive.

When I refresh it I feel its amazing smell. I weight a small piece of it. In the oven, it will become something completely different.

Since I have diabetes, it’s almost impossible for me to eat bread. For a long time, I avoided it, then I discovered mother yeast. It changes nothing on blood sugar, but I started to remember how good can baking bread be, and how relaxing it is.

I refresh my yeast another time before making the dough. I don’t like the word refresh, it sounds strange. It feels like more reviving it. It grows faster than yesterday; this time I let it rest only for a little bit, then I start adding all other ingredients.

Another day has to pass.
That’s what I love about mother yeast. The waiting between one refresh and the other; nothing is now, but everything has its own time. I’m always in a hurry, and these are the moments when I can finally relax, a metaphor about how I should face my everyday life.