Come tutto è iniziato: Thoreau, Kerouac

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Vi ricordate il momento in cui tutto è iniziato? Quell’attimo in cui vi siete dette sì, questo posso farlo anche io?

Io sì. O meglio, ricordo il momento in cui ho realizzato che avrei voluto fare qualcosa in più del semplice non mangiare carne e raccogliere mozziconi dal pezzetto di spiaggia intorno al mio asciugamano.
E’ iniziato tutto con un paper su Henry David Thoreau e Jack Kerouac.

Seguivo un corso di letteratura americana e avevo appena finito di leggere Walden.

Non ricordo più il nome della professoressa. Ci chiese di preparare un saggio brevissimo per la fine del corso, un piccolo lavoro incentrato su Thoreau e il mondo contemporaneo. Parlava di Thoreau come se fosse presente tra noi; cercava di farci percepire l’influenza profonda che aveva avuto sul pensiero occidentale, e il nostro compito era quello di sentire l’eco delle sue parole ai giorni nostri. Così ci divideva in gruppi, ci dava suggerimenti, ci assegnava il lavoro da fare.

Le lezioni erano nel pomeriggio, e la classe era composta da poco più di una decina di persone; faticavamo a stare dietro alla lettura veloce in inglese, e spesso dovevo tirare fuori il dizionario per capire alcuni termini non proprio utilizzati quotidianamente. Quando smetteva di leggere parlava lentamente, scandiva ogni singola parola, ciascun mattone che componeva il testo.

Henry David Thoreau and the environment: questo era l’argomento che fu assegnato al mio gruppo di lavoro. Mente gli altri gruppi si davano da fare con le sue idee politiche, la sua religiosità, il suo modo di intendere il camminare come il ruminare dei cammelli, io mi trovai a fare i conti con Thoreau l’ambientalista. Una di quelle coincidenze che, ripensandoci anni dopo, ancora non riesco a credere che siano tali.

Al tempo Henry David Thoreau mi sembrava un personaggio strano, una sorta di eremita camminatore che poco aveva in comune con i filosofi che avevo studiato fino a quel momento. Non riuscivo a immaginarlo come una persona viva; per me era piuttosto la foto in bianco e nero che lo ritrae con gli zigomi pronunciati e una barba che probabilmente neanche al tempo poteva essere considerata ben fatta: bidimensionale, non troppo interessante da approfondire.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa…

H. D. Thoreau

Ovviamente però dovevo preparare il seminario, e non potevo giustificare il mio scorso interesse senza averlo approfondito in nessun modo. Ovviamente sono partita da Google. Thoreau camminatore, Thoreau che raccoglie bacche, che costruisce una casina vicino a Concord e annota scrupolosamente le sue spese, Thoreau che non ha bisogno di nulla, che si ànima quando scrive contro le ingiustizie.

Sapete già com’è andata a finire la mia ricerca: sono atterrata su un sito web. Uno di quelli fatti in casa, con sfondo colorato e pixel giganti ovunque. Una famiglia che cercava di condurre una vita senza produrre rifiuti. Neppure il loro nome mi è rimasto in mente, scomparso come quello della professoressa bionda, né il titolo del sito: ricordo solo che in alto c’era una citazione di Henry David Thoreau. L’argomento perfetto per il mio seminario.

Poiché un link tira l’altro, da questo sito ho scoperto poi il movimento zero waste – che a quel tempo era ai miei occhi una cosa totalmente folle, una nicchia composta da pochissime persone in grado di andare ben oltre qualsiasi mia fantasia ambientalista malata, e il minimalismo – con il quale invece riuscivo a entrare in relazione, dato che ero arrivata in Germania con una valigia da 20 chili e nient’altro.

Entrambe queste cose rimasero in me latenti per tantissime settimane. Credevo che in fondo solo i folli fossero in grado di portare avanti iniziative così distanti dal mio modo di vivere. In fondo, come potevo pensare di rinunciare del tutto alle comodità che mi si presentavano, a basso prezzo e a due passi da casa? Semplicemente non era possibile, non ce l’avrei mai fatta.

Poi arrivò Kerouac, e fu tutto velocissimo: gli scrittori giusti al momento giusto. Con i suoi modi da ubriacone nomade, Kerouac traduceva in parole un sentimento che non riuscivo a mettere a fuoco: la ricerca di qualcosa, il cercare di andare oltre il mio modo di essere, l’ho fatto sempre così, tutto ciò che non avevo mai messo in discussione.

Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta […].

Jack Kerouac

Non mi dilungherò con filippiche sulla società in cui viviamo: l’ha già fatto Kerouac per tutti noi. Non voglio neanche attribuirgli iniziative ambientaliste che nulla hanno a che fare con ciò che ha fatto e scritto durante la sua vita. Dico solo che questa concatenazione di eventi mi diede quella spinta, quel ritmo beat, quella capacità di decidere che sì, avrei potuto fare un passo in più.

E poi un altro, e un altro ancora.

Iniziai a fare la spesa in alcuni negozietti bio, che avevano la sezione sfuso. Inizialmente guardavo con curiosità quella parte un po’ strana, dove alcune persone riempivano i sacchetti di carta, li pesavano per poi posarli direttamente nel carrello. Ogni volta che compravo qualcosa di plastica, mi mettevo a pensare a quali opzioni alternative fossero disponibili.

Quando tornai in quel negozio dopo aver iniziato a scrivere il saggio e aver quasi finito di preparare la presentazione per il seminario, pensai che forse erano queste le persone che sarei voluta diventare: gente normalissima che infilava il pane nei sacchetti di stoffa e l’orzo nei sacchetti di carta.

Vorrei spendere una parola sulla Natura, sulla sua assoluta libertà e sul suo aspetto selvaggio, in contrasto con la libertà e la cultura più semplicemente civile, in relazione all’uomo, suo abitante, che è parte della Natura, piuttosto che membro della società.

H. D. Thoreau

Non voglio mentire, non vedevo tante persone acquistare sfuso allora, così come non ne vedo tante oggi. Ma da quel momento in poi, ogni volta che vedo anche solo una persona mi ritrovo a pensare: perché no?

Perché tutte le cose che possiamo fare nella vita partono dai perché no.

Vi ricordate come vi siete sentite in quel momento? Io sì. Mi sentivo come se veramente le mie azioni iniziassero a contare qualcosa.
Perché no? Le borse di stoffa le avevo già, la pazienza pure, in Germania è abbastanza normale non usare i sacchetti di plastica al supermercato.
E’ stato in quel momento, con un libro in borsa e il testo di un seminario da completare, che ho pensato: posso, voglio, devo farlo anche io.

*

Considerazioni post-post

Il negozietto sfuso in realtà era una piccola bottega bio. Era strettissima, ma la parete dello sfuso era molto più fornita di quanto possiamo trovare qui in Italia adesso. Si trovava accanto a un negozio che vendeva cappelli fatti a mano. Il cappellaio ha chiuso dopo qualche mese, mentre la bottega ha resistito per tutto il periodo in cui ho vissuto in Germania, e mi piace pensare che un giorno, quando ci tornerò, sarà ancora in quella via stretta ad aspttarmi.
Ricordo che una delle prime volte che ho fatto la spesa lì, c’era una ragazza che prendeva la pasta integrale – forse è stata la prima volta che quel reparto ha attirato la mia attenzione. Lei era un po’ alternativa, coi capelli colorati e un piercing vistoso sulla guancia, e in quel momento pensavo che lo zero waste fosse un qualcosa che solo le persone veramente radicali nel loro modo di vivere si azzardassero a fare.

E invece poi il web mi ha smentito (e mi smentisce ancora oggi, giorno per giorno). Essere zero waste non è una cosa che puoi fare e basta, semplicemente perché non è possibile. E’ un tentativo, come mi piace definirlo, di essere sempre migliori di noi stessi. Ma non è una cosa che si può portare a compimento al 100% nella nostra economia attuale. Perché no, dunque?

Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio.

J. Kerouac
ENG

Where everything started: Thoreau, Kerouac

Do you remember the moment when everything started? The moment when you told yourself, yes, I can do this?

I do. I remember when I realized that I wanted to do something more than being a vegetarian and collecting trash from the beach.
Everything started with an assignment about Henry David Thoreau and Jack Kerouac.

I was attending an American literature class, and I had just read Walden.

I don’t remember the name of the professor. She asked us to write a small paper by the end of the semester, a work about Thoreau and our contemporary world. She talked about Thoreau as if he was present among us; she talked about his influence, and our job was to hear his echo in our days.

Henry David Thoreau and the environment: this was our group assignment. While other groups were writing about politics, religion and walking, I had to find connections between Thoreau, the environment and people who got inspired in our contemporary world. It was a nice coincidence.

At that time Henry David Thoreau seemed a strange character to me. He had nothing in common with my favourite philosophers. I wasn’t able to imagine him alive, and in my head, he was the black and white picture that you can find everywhere.

I went to the woods because I wished to live deliberately, to front only the essential facts of life, and see if I could not learn what it had to teach, and not, when I came to die, discover that I had not lived. I did not wish to live what was not life, living is so dear; nor did I wish to practise resignation, unless it was quite necessary. I wanted to live deep and suck out all the marrow of life, to live so sturdily and Spartan-like as to put to rout all that was not life, to cut a broad swath and shave close, to drive life into a corner, and reduce it to its lowest terms…

Henry David Thoreau

I had to prepare my paper and a little speech, and I couldn’t justify my scarce interest without reading him. So I started searching for quotes on Google.

You know how my research ended: I found a website. It was one of those 90’s homemade websites, with a nice family picture on the homepage. It was about a family trying not to produce any waste. I don’t remember their names, but there was a Henry David Thoreau quote under the title.

It was my first contact with the zero waste movement. At that time, it was something so crazy and distant from me, a niche with only a few people inside. I find also the first information about minimalism.

These things remained silent for a couple of weeks. I thought that only radical people were crazy enough to live like that. How could I give up on all the comfort and the things that I had at home? It was impossible for me.

Then Kerouac came. The right writer at the right moment. With his books, he was able to translate a feeling that I had, a feeling that I couldn’t focus. He was searching for something, he was going beyond the simple “I always done like this”.

What is that feeling when you’re driving away from people and they recede on the plain till you see their specks dispersing? – it’s the too-huge world vaulting us, and it’s good-bye.

Jack Kerouac

I don’t want to talk about the society in which we live: we already know our situation, and Kerouac wrote about this in a really convincing way. I do not want to read his work in an environmentalist way. I am just saying that he gave me the right push to say to myself that yes, I could do a lot more than this.

So I started to visit some local bio-market, with a bulk section. At first, I looked at the people who shopped with their bags in an unfamiliar way; every time that I bought something in plastic, I was going to ask myself which options were available to me.

When I finished my paper I went back to the bio-market again. At that moment, I found myself thinking that these were the people that I wanted to become.

I wish to speak a word for Nature, for absolute freedom and wildness, as contrasted with a freedom and culture merely civil—to regard man as an inhabitant, or a part and parcel of Nature, rather than a member of society.

Henry David Thoreau

I am not going to lie, there were not so many people buying in bulk. But at that moment I thought: why not?
Everything that we do in our lives starts with ‘why not?’.
Do you remember how you felt in that moment? I do. I felt as my actions started to acquire sense.

Why not? I already had my bags, and in that moment, with a Kerouac’s book and a paper to finish, I thought for the first time: I can, I want and I need to do this.

*

After post thoughts

The bio market was actually a small shop, with a little bulk section. There was everything: pasta, rice, cereals, dried fruits. It was near a hat shop, that closed after a couple of months. The bio-market resisted there during my whole stay in Germany. I like to think that it will be there also when I will go back, waiting for me.
I remember that one of the first times that I did my grocery shopping there, there was a girl choosing pasta with her small bag. She was the classic alternative young girl, angry at the world, with a giant piercing on the cheek. At that moment I thought that zero waste was something that only radical people did.

Then I started to do more research about it on the internet. Today I learned that zero waste is not something that you do. It’s impossible. It’s something that you can try to do. It’s being always better than the day before. But it’s not something that you can do 100% in your everyday life. Why not then?

The only people for me are the mad ones, the ones who are mad to live, mad to talk, mad to be saved, desirous of everything at the same time, the ones who never yawn or say a commonplace thing, but burn, burn, burn like fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars and in the middle you see the blue centerlight pop and everybody goes “Awww!”

Jack Kerouac