Una giornata a Modena / Una giornata a Reggio Emilia

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Da Verona a Modena sono solo settanta minuti di autostrada. Siamo fortunati, c’è il sole, e quando partiamo da casa ci sembra quasi che sia arrivata la primavera.

Io e Nico improvvisiamo questo weekend per andare a trovare alcuni amici: abbiamo preparato gli zaini in fretta e furia, prenotato un hotel (con colazione inclusa, ovviamente) e Sabato mattina ci mettiamo in macchina, di fronte a noi una giornata primaverile di Febbraio.

Sono talmente contenta di rivedere la mia amica, ex-coinquilina ai tempi dell’Università, che non scatto neppure una foto per tutta la giornata passata a Modena: è proprio vero che i social passano in secondo piano quando la vita prende il sopravvento.

Non penso al diabete, non penso al post che vorrei scrivere su questa gita; penso solamente a quanto sia bella la mattina, e a quanto basti poco per stare bene. Sono rare le volte in cui mi non mi capita di contare quante iniezioni ho fatto, o di pensare al dolore che ho nella punta delle dita per i controlli. Quando capitano, me ne accorgo sempre dopo, quando le ore sono passate leggere.

E’ Sabato, e in piazza Grande ci sono i mercatini dell’antiquariato; ci perdiamo tra le vie in direzione dell’osteria dove i nostri amici ci portano a mangiare. Ovviamente scelgo la pasta ripiena. Io mangio i tortelli con parmigiano e crema di aceto balsamico, Nico prende i tortellacci – una versione maxi dei tortelli, ripieni di ricotta ed erbette.

Calcolo ad occhio le unità di insulina, cercando di considerare anche la camminata che mi aspetta per il pomeriggio.

Quello che non sono riuscita a prevedere è stata la successiva visita alla torteria, dove ho deciso di fare uno strappo alla mia regola del no-zucchero, e di mangiare una fetta di Sacher, buonissima. La torta Sacher è l’emblema della vita: cioccolato amaro ovunque, intervallato dalla dolcezza della marmellata, che lega i due dischi di pan di Spagna ricoperti dal cioccolato esterno.

E’ strano per me pensare che sia così naturale ritrovarsi dopo anni e chiacchierare come se fossero passati solamente alcuni giorni; le ore passano e lo scorrere del tempo sembra momentaneamente sospeso.

Dopo un aperitivo e i saluti ci spostiamo in direzione Reggio Emilia, dove staremo per la notte. Reggio Emilia per me risuona come le canzoni degli Offlaga Disco Pax. Le atmosfere della loro musica rispecchiano perfettamente la piana provincia che vedo fuori dal finestrino.

Facciamo il check-in nell’hotel che si trova di fronte allo stadio, dove i reggiani hanno deciso di riassumere tutto il loro carattere in due frasi, una contro il Parma e un’altra contro la Lega. Poche cose sembrano salde e intramontabili nella nostra penisola: una di queste è l’eterno odio tra le città del centro Italia, sputato sulle strade e lasciato lì, visibile a tutti.

Ceniamo in un pub senza troppe pretese, che si trova poco più avanti. Tra i panini ne spunta uno vegetariano, quasi fosse messo lì per errore. Non è male, la mia glicemia ne risente, sono costretta a fare un secondo bolo. Ne vale la pena, come per la Sachertorte.

La mattina dopo mi sveglio alle 5.20. Inizialmente non capisco il motivo, poi mi rendo conto che un gallo sta cantando sotto la finestra dell’hotel.Avete presente i film di Luis Buñuel? Realizzo che sta succedendo davvero quando non riesco a riprendere sonno. Un gallo sta cantando nel centro di Reggio Emilia, a intervalli di trenta secondi.

Ma cosa ci fa un gallo qui, in mezzo alla città? Non riesco a spiegarmelo, e per un attimo penso che forse si tratta solo di un’allucinazione. In realtà la mattina dopo lo vedo, in carne e ossa, di fronte alla porta del ristorante.

Dopo una colazione che definire abbondante sarebbe riduttivo, passeggiamo per le vie di Reggio senza una meta. Si sente la Domenica sulla pelle; un gruppo di aspiranti fotografi cerca di catturare ogni dettaglio di una statua in piazza del Duomo; come se non debba sfuggire nessun dettaglio alla memoria digitale.

Personalmente, le foto mi fanno dimenticare i dettagli.

In questo periodo mi sento sopraffatta da tantissime cose: il lavoro, il diabete, ciò che vorrei fare in futuro e che non so se sarò mai in grado di realizzare. La somma di tante piccole banalità mi soffoca. Per questo, mentre cammino tra le vie anonime, mi sento improvvisamente bene. E’ vero, tante cose sarebbero potute essere diverse, a purtroppo si può cambiare solo quello che si trova di fronte a noi.

Cerco di ricordarmelo per tutte le ore successive quando, seduta in macchina, la glicemia si alza senza apparente motivo; e ancora quando fissso la pagina bianca senza sapere cosa scrivere. E ancora quando conto i carboidrati che dovrò mangiare a cena, quando penso a cosa mi piacerebbe fare in futuro, quando mi piaccio e non mi piaccio, quando realizzo che le mie giornate sono uguali a quelle di tutti gli altri, e diverse da quelle di chiunque. Niente di più, niente di meno.

ENG

A day in Modena / A day in Reggio Emilia

Seventy minutes separate Verona to Modena. We are lucky, the sun is shining, and it seems almost spring.

Me and Nico love to improvise, especially if we are talking about two-days holidays or weekends outside our city. Friday night we put our stuff in a backpack, booked a hotel (with breakfast of course) and Saturday morning we are driving to Modena.

I am so happy to see my friend. We were housemates in University, and we chat about those years. I forget to take pictures of the city.

I don’t think about my disease and I don’t even think about the things that I want to write about the city (it’s strange, but I am always thinking about the things that I want to write). It’s strange not to think about how many injections I made during the day, or how many times I had to prick my finger. Days like this are exceptional.

In Piazza Grande there is the flea market. We get lost in the small streets. At lunch time, we go to a traditional osteria. I eat one of my favourite “primo piatto”: tortelli, a special kind of pasta stuffed with vegetable and cheese. Nico takes the giant version, called tortellacci, stuffed with ricotta cheese.

I estimate the amount of insulin, trying to consider also that I will walk for the rest of the afternoon. What I did not estimate at that time was our next stop, the torteria: a backery specialized in cakes. I take a piece of Sacher. If you think about it, Sacher is like life: bitter chocolate everywhere, but with sweet jam in the middle.

To find a friend that you didn’t see for a long time it’s at the same time strange but natural; hours passes and time seems to stop.

After the aperitivo we drive to Reggio Emilia. For me, this city sounds like Offlaga Disco Pax, an italian band that I love.

We check in at the hotel, right in front of the football stadium. One of the things that you can find everywhere, in the middle of Italy, it’s the rivalry between cities. Here, in the middle of Reggio Emilia, there are a lot of writings on the walls against Parma.

We dine in a pub with another friend, near the hotel. There is a vegetarian sandwich. It’s not that bad, but my blood sugar rises fast. It’s worth a second bolus.

Sunday morning I woke up at 5 am.

I don’t know why, in the beginning. Then I realize that a rooster is singing outside our window. For real. A rooster in the centre of the city of Reggio. I cannot believe it until I saw it: right in front of the glass door of the hotel.

After a huge breakfast, we take a walk in the city centr. You can feel that it’s Sunday; the only people walking in the main square are a group of wannabe photographers, trying to catch every single detail of the buildings.

In the last couple of days, I felt overwhelmed by many things in my life: work, diabetes, what I want to do in the future, the things that I’ll probably never be able to do. It’s suffocating. But because of this, while I’m walking through the streets of this beautiful city, I feel good.

It’s true that so many things can be different. But you cannot change what’s behind you.

I will try to remember this for the next couple of hours, when my blood sugar rises, when I try to write something but I end up with a white page, when I count the carbs that I’ll have at dinner, and even when I am thinking about what I would like to do with my life. I like myself and then I don’t, but at that moment I realize that my days are the same as everyone else’s, and different than anyone. Nothing more, nothing less.