Visita in diabetologia, glicata e vita quotidiana

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Venerdì scorso sono stata in diabetologia. Convivere con una malattia cronica significa anche questo: visite periodiche in ospedale, affrontare lunghe code per controllare l’andamento della malattia.

La mia visita è divisa in due parti: prima la diabetologa e poi la dietista.

La prima visita è alle 13, e ovviamente sono uscita da lavoro senza mangiare. Ho dimenticato i crackers in macchina, il mio stomaco si alterna alla tosse degli anziani che ho di fronte in fila.

L’utima settimana è stata un disastro, ho avuto glicemie alte e sballate, che ovviamente ho corretto troppo con conseguenti ipoglicemie. Entro dall’infermiera che mi accoglie svogliatamente – avrà voglia pure lei di andare a pranzo. Inizia a maneggiare con il mio glucometro nel tentativo di scaricare i dati sul pc. Non ci riesce, lo faccio io per lei.

Mi pesa, mi toglie 2 chili per i Dr Martens.

Torno di fronte alla porta della dottoressa e, fortunatamente non c’è più nessuno in fila eccetto me. Dico fortunatamente perché la prima volta che sono stata in diabetologia ho trovato un vecchietto che mi diceva che il diabete non è poi così male, basta prendere la pastiglia.

Ogni volta che entro in questo ufficio penso a un bagno turco: sono le piastrelle azzurre nel muro. La mia dottoressa è abbastanza incline a rispondere a tutte le domande che mi vengono in mente; stavolta mi conferma che il progesterone prima e durante il ciclo mestruale causa insulino-resistenza: per questo è perfettamente normale che io faccia il doppio delle unità rispetto a quelle che faccio di solito.

Mi sento sollevata, ma anche osservata dai due specializzandi che le stanno accanto e che mi fanno domande.

Concordiamo nell’alzare leggermente i rapporti insulina/carboidrati soprattutto durante il pranzo. Mi ha detto di mantenere invece gli stessi rapporti a cena, perché ci sono alcune volte in cui la glicemia non si alza creando la caratteristica curva.

Tra uno sbadiglio e l’altro, cerchiamo di capire a cosa possano essere dovuti i picchi notturni. Probabilmente sono un mix di cose (grassi, fegato che fa il suo lavoro, mestruazioni), che in gergo tecnico significa “non lo sappiamo”.

Tutti gli esami del sangue sono comunque andati bene, soprattutto la glicata che è rimasta pressoché invariata sui 5.4%. Inizio a pensare alla pizza che mi aspetta per cena.

Non mi aspettavo questo risultato. Ero talmente convinta di avere una glicata pessima, che nei giorni scorsi avevo scritto un post che diceva: “vabbè ma chi se ne frega, sono andata in Giappone e in Sardegna, mi sono divertita e ho mangiato un sacco di cose, va bene così”.

E invece. Ho cancellato e ho dovuto riscrivere tutto da zero. Non ho idea di come sia stato possibile mantenere la stessa glicata della visita precedente.

Per scrupolo la specializzanda mi controlla la pancia, ma nessuna lipodistrofia in vista. Alzando il vestito ho tirato via il Miao Miao, che per il resto della visita mi è rimasto penzolante in mezzo alla schiena.

Al secondo step la dietista mi conferma il cambiamento dei rapporti; mi consiglia di continuare con alcuni alimenti ricchi di fibre (come cereali integrali, verdure, fiocchi d’avena e così via). Continuo a pensare alla pizza che mi aspetta più tardi. Posso sempre prendere l’impasto integrale, no?

Fisso in segreteria la prossima visita – a metà Luglio. Il segretario è simpatico, e mi confessa che mancano 20 minuti alla fine del suo turno – non vede l’ora di andare a casa.

Ogni visita dalla diabetologa mi ricorda che nella vita non ci sono formule miracolose. Questo vale per la malattia, ma anche per la quotidianità. Mi faccio l’insulina in macchina prima di mangiare i crackers, ferma in un parcheggio multipiano, il vestito tirato su a scoprire la pancia, come se fosse la cosa più normale del mondo. E’ la cosa più normale del mio mondo.

ENG

Endo appointment, HbA1c and everyday life

Friday afternoon I had my endo appointment. Living with a chronic illness means going to the hospital once in a while, just to check if everything’s fine.

In Italy you see your endo first, and then you have another step with the dietician.

The first appointment is at 1 pm, and of course, I skipped lunch. I forgot a pack of crackers in the car, and my stomach makes terrible noises in the waiting room.

Last week has been a disaster; I had a lot of high blood glucose levels, and of course, I corrected them too much. The nurse who visits me is bored – she also wants to go to lunch. She tries to download the data from my glucometer, but she is not able to do that, and I just do it for her.

She weights me, but I wear Dr Martens, so she counts 2 kg less.

I come back to the endo office and luckily there is nobody there except me. I say “luckily” because the first time I had an endo appointment an old man told me that “diabetes is not that bad, you just have to remember the pills”. Sure.

Every time I come into this office it remembers me a Turkish bath: the walls are covered in blue tile. My doctor answers all my questions; today she explains to me that the progesterone from my period causes insulin-resistance: so it’s perfectly normal that in these days I have to bolus twice the units that I normally inject.

I feel relieved but also observed by the two interns sitting next to her that are looking at me and asking me things.

We agree to change my insulin-carb ratio, especially for lunch. She says that I need to keep the same ratio for dinner because sometimes I have no spike at all.

We try to figure out also my 3am problem: sometimes I spike during the night. She says that probably there are different reasons, which means “I have no idea”.

Everything went well, especially my HbA1C, which was 5.4%. I start to think about the pizza that I’ll have for dinner.

I didn’t expect this result at all. I have to confess, I also wrote a blog post about not being perfect all the time and the need to enjoy my life once in a while. I still have no idea how I was able to keep this number.

So I deleted my post and I had to write it again.

The inter checked also my belly, searching for lipodystrophy. When I take off my dress the Miao Miao comes out, and for the rest of the visit, I have it in the middle of my back, hanging by a thread.

My second appointment is with the dietician. She confirms the insulin-carbs ratio, and she tells me to continue with foods high in fibers (cereals, oats, vegetables). I keep thinking about the pizza that I’ll have later.

My visit ends an hour later. The next one will be in July.

Every time I come here in the hospital, I remember that in life there are no miracles. Just everyday life choices, in my chronic illness but also in my everyday life. I take my shot in the car, and I eat my crackers in the parking lot. It’s the most natural thing in the world, it’s my everyday life.