Osaka e Nara: le ultime due tappe del mio viaggio in Giappone

Click here for English version
Nara park

I miei ultimi due giorni in Giappone sono stati in due città profondamente diverse tra loro: Osaka e Nara, che si trovano entrambe nella regione del Kansai.

Osaka, è una metropoli commerciale, costantamente illuminata dai neon nei grattacieli altissimi; Nara invece è una piccola città patrimonio dell’Unesco, dove si può passeggiare tranquillamente in mezzo alle vie e ai meravigliosi templi buddhisti.

Il contrasto tra queste due città è evidente, ed entrambe mostrano due facce del Giappone, sempre diviso tra legame con la tradizione e location futuristiche, un passo avanti veso l’innovazione.

Giorno 1: Osaka

Arriviamo a Osaka in tarda mattinata. E’ Domenica, e non appena ci allontaniamo dalla stazione centrale la gente sembra svanire. L’hotel si trova immerso tra i grattaceli – pur essendo un edificio di venti piani, sembra piccolo in confronto ai palazzi che gli stanno intorno.

Lasciamo gli zaini e decidiamo subito di andare a pranzo, per assaggiare la specialità del posto: l’okonomiyaki.

Si tratta di una maxi-frittata con ingredienti a scelta. Scegliamo un ristorante che propone anche una versione vegetariana.

Solitamente questo piatto viene cotto nella piastra che si trova nel tavolo, di fronte ai clienti che attendono impazienti. Noi non siamo così fortunati, perché la nostra piastra è accesa, ma il piatto ci viene portato già pronto.

La mia, oltre alle uova, aveva anche il riso, il cavolo cinese e dei non meglio precisati “quattro formaggi“. Non ho osato indagare ulteriormente. L’unica cosa di cui sono certa è che non sono riuscita a far scendere la glicemia per tutto il pomeriggio, nonostante camminate, correzioni ed esorcismi.

Mangiamo la nostra frittata con l’aiuto delle spatoline che ci vengono fornite per tagliarla, mentre una cameriera continua a riempirci il bicchiere di tè freddo e acqua. Tutto sommato, un’esperienza da fare se siete di buona forchetta.

Per smaltire il pranzo ci muoviamo verso la zona di Minami, quartiere dedicato allo shopping e al divertimento. Lungo la strada facciamo una sosta al Mercato Kuromon, che offre specialità di pesce e carne. Stavolta non assaggio nulla, anche perché sto ancora cercando di far scendere la glicemia a pranzo.

Al calar del sole ci muoviamo verso Dotonbori, una delle zone più famose di Osaka. C’è talmente tanta gente che non riusciamo a camminare, le vie sono ricoperte di negozi, schermi pubblicitari e insegne luminose.

Ci sono grandi catene come quelle che troviamo in tutte le città europee, ma anche negozi in puro stile giapponese: un negozio dedicato interamente a Hello Kitty, un ristorante a tema Pokèmon e tantissimi altri negozi di personaggi che non riconosco.

Sembra che ogni negozio debba gridare più forte di quello vicino: la zona è caotica, piena di gente, e nei palazzi si alternano insegne luminose a polpi e granchi giganti, che con i loro tentacoli meccanizzati invitano le persone a una sosta. Sulla sponda del canale delle idol cantano di fronte a uno stuolo di cellulari.

Ancora oggi non so se la mia esperienza a Osaka sia stata del tutto positiva. La città avrebbe colpito sicuramente di più un amante di architettura contemporanea, o un appassionato di shopping sfrenato. Per me invece è stata un’esperienza nella quale da ogni angolo sentivo il richiamo di un consumismo oltre ogni limite.

Giorno 2: Nara

L’ultima tappa del nostro viaggio è Nara, città patrimonio dell’Unesco, che un tempo è stata capitale del Giappone. La città è molto piccola in confronto alle grandi metropoli che abbiamo visto nei giorni precedenti; le distanze tra il nostro albergo e i principali luoghi di interesse si possono fare tranquillamente a piedi.

Abbiamo deciso di visitare Nara per due motivi: vedere il grande Buddha e inseguire i cervi liberi per la città. Entrambi questi desideri sono stati esauditi.

La mattina arriviamo nel parco che ospita il Todai-ji, tempio nel quale si trova la statua del Daibutsu (“grande buddha”). La sala è la più grande costruzione in legno al mondo, e la statua al suo interno è maestosa. Dalle foto non sembra, ma è alta 16 metri e composta totalmente da bronzo e oro.

Trascorriamo il pomeriggio all’interno del parco, nonostante il freddo. I cervi sono amichevoli, non hanno paura dei turisti: si avvicinano e ti colpiscono con leggere testate, anche solo se sentono odore di cibo.

I banchetti di souvernir all’interno del parco vendono i crackers per i cervi, e vediamo diversi bambini costretti a scappare nel momento in cui li prendono in mano (la scena può far ridere, però provate a immaginarvi bloccati tra un paio cervi che vi danno testate e altri in arrivo, attirati dall’odore!)

All’interno del parco ci sono diversi templi, nei quali ci soffermiamo a scattare qualche foto.

Nel pomeriggio vediamo il famoso banchetto dove vengono fatti i mochi (se non lo conoscete, vi consiglio di vedere il video su youtube). Anche dopo una spettacolare esibizione a colpi di martello e karate non sono convinta sia il caso di riprovare questo dolcetto. Nico invece ne approfitta, cercando di convincermi dell’effettiva bontà di quella pasta gommosa.

Il pomeriggio e la mattina successiva compriamo i souvenir d’obbligo. Avevamo intenzione di ripartire per Tokyo la mattina, ma purtroppo tutti gli Shinkansen erano pieni, e siamo riusciti a prenotarne uno per il pomeriggio.

Non sono in grado di fare un vero e proprio bilancio del mio viaggio in Giappone, anche a distanza di settimane. Se da un lato ho scoperto una cultura ricca di tradizioni profondamente diversa dalla mia, dall’altro ho potuto ritrovare in essa molti degli aspetti negativi della vita in Occidente: la corsa al consumare sempre di più, il packaging sfrenato, la scarsa attenzione per l’ambiente.

E’ difficile per un turista immergersi completamente nella cultura, soprattutto dopo una vacanza così breve. Ho come l’impressione che il Giappone sia un paese molto avanzato tecnologicamente, ma che rimane ancora culturalmente legato al suo passato, che custodisce gelosamente.

Sicuramente nella mia vita vorrò tornarci, se non altro per approfondire gli interrogativi che questo viaggio ha lasciato in sospeso.

ENG

Osaka and Nara: my last two days in Japan

I spent my last two days in Japan in two different cities: Osaka and Nara, both in the Kansai district.

Osaka is a commercial metropolis, constantly illuminated by neon; Nara is way smaller, a city declared Unesco heritage thanks to its beautiful buddhist temples.

The differences between these two cities are huge: they both show a different face of Japan, constantly divided between tradition and future.

Day 1: Osaka

We arrive in Osaka later in the morning. It’s Sunday, and nobody seems to be here. Our hotel is surrounded by skyscrapers, and despite it has 20 floors, in comparison seems to be small.

We leave our backpacks and decide to go to lunch: we want to try the famous okonomiyaki, a traditional recipe similar to a savoury pancake.

It’s a really funny experience because you can choose your favourite ingredients to make this dish. We choose a restaurant which has a vegetarian version on the menu.

In every okonomiyaki restaurant, there are hot plates in the tables, and the pancake is cooked directly on it. We aren’t lucky though, because our plate is hot, but the waiter brings to us the okonomiyaki already cooked.

Mine is made with eggs, rice, cabbage and “four cheese“. I am not sure about what kind of cheese are we talking about; the only thing I am sure is that my blood glucose level was high during all afternoon, despite walking for hours, correcting twice and calling an exorcist.

We eat our huge pancake with the chopstick (it’s not an easy task, I can assure you!) while a waitress keeps pouring us tea and fresh water. It’s a nice experience to do in Osaka, especially if you like to eat a lot.

Stuffed with our lunch we go to the Minami neighbourhood, the main area for shopping and fun. We make a quick break at Kuromon market, which sells mostly fish and meat. This time I decide to keep my hunger, also because of my crazy blood sugar levels.

Late in the evening, we take the metro to Dotonbori, one of the most famous areas here in Osaka. It’s crowded, we aren’t able to walk. Every single street is full of shops, advertising screens and neons.

There are big malls but also shops in Japanese style: we find a Hello Kitty store, a Pokèmon restaurant and a lot of other places whose character we can’t recognize.

It seems to me that every single shop has to scream more than its neighbour next door: the area is chaotic, full of people, and there are a lot of ads with octopuses and giant crabs with mechanical pincers. On one side of the rivers, some idols are singing in front of thousands of smartphones.

I am not sure about my experience here in Osaka. It’s been less than 24 hours, but I didn’t really like my time here. Probably an architecture lover would have been amazed by skyscrapers, but for me, it was an experience in which I could only hear the constant call of consumerism without limits.

Day 2: Nara

Our last stop is Nara, UNESCO heritage, once the capital of Japan. The city itself is really small, compared to the other that we saw; we can easily walk the distance between our hotel and the most important sights.

Nico and I decided to go to Nara for two reasons: to see the great Buddha and to play with the deers. Both of these wishes came true.

Late in the morning, we walk to the Todai-ji, the temple in which there is the Daibutsu statue, the big Buddha. The room is the bigger building made of wood in the world, and the statue is amazing. You cannot really tell from the photos, but this Buddha is 16 meters tall and completely made of bronze and gold.

During the afternoon we stay inside the park, despite the cold weather. The deers are friendly, they are not afraid of tourists: they walk towards you and they hit you if they smell food.

There are a lot of souvernirs shops, and they sell also deer crackers. We see a lot of children running away from deers – this can be funny at first, but try to imagine a couple of deers running towards you and more of them coming from every direction!

During the afternoon we go to see also the famous mochi shop (there’s a viral video on youtube about it). Even after a spectacular exhibition with hammers and karate movements, I am still not impressed by this rice pastry, so only Nico eats another one of them.

I am not able to say something for sure about my Japan experience, even if almost three weeks have passed since then. From one hand I discovered a rich culture, with profound traditions and rituals, but on the other hand I found the same negative aspects of life in Europe: consumerism, packaging everywhere and poor attention to the environment.

It’s hard for a tourist to dive deep in the Japanese culture, also because I went there for only ten days. I feel that Japan is one of the most technological advanced country, but also that it is still bounded with some negative aspects of its past, and it’s difficult for people to let them go.