Vacanze all’estero, vegetariana e col diabete

E possibilmente senza produrre rifiuti, non sempre con successo .

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Quando ho iniziato ad informarmi sul viaggio in Giappone, ho capito fin da subito che ci sarebbe stato un grosso problema: il mio essere vegetariana.

Prima della partenza ho letto in internet storie orripilanti di persone morte di fame per l’impossibilità di trovare alternative vegetariane nei ristoranti, costrette a concedersi del sushi per la mancanza di alternative. Io non ho alcuna intenzione di rinunciare alle mie idee, anche quando mi sposto in un paese dove queste vengono viste come bizzarre.

Quasi tutti lamentavano l’impossibilità di farsi capire quando cercavano di spiegare che no, non mangiavano nè carne, né pesce. 

Le mie paure sono diventate realtà quando in aereo mi hanno portato il menù, e la scelta tra maialino alla cantonese oppure anatra al curry mi ha veramente messo in difficoltà (grazie Lufthansa!). Le mie memorie sono tornate alla prima volta che sono andata in Germania, quando l’unica alternativa per pranzo era un hamburger di maiale striminzito (grazie Eurowings!).

Inutile aggiungere che ho mangiato solamente un mini-paninetto con un po’ di burro spalmato sopra, e il dessert al cioccolato. Sia a pranzo, che a cena. Per fortuna a colazione ci hanno portato le uova strapazzate coi funghi.

Effettivamente, se sei vegetariano e ti piace viaggiare, saprai sicuramente che in alcuni paesi la tanto decantata esperienza culinaria può rivelarsi terribile. Anche perché, pensateci bene, in Italia ci sono tantissimi piatti vegetariani nei menù, anche nei ristoranti tipici o ristoranti che hanno menù a base di carne e pesce.

Un primo trucco che ho usato non solo durante il viaggio in Giappone, ma anche quando sono stata in altri paesi come per esempio l’Ungheria, è quello di usare sempre l’app di Google Translate. Può sembrare scontato, ma non lo è: soprattutto in Giappone, in molti ristoranti il menù in inglese è un po’ vago, e dunque è sempre meglio fare una fotografia con l’app e tradurre dalla lingua madre.

Questo consiglio è utile anche per chi ha il diabete, la celiachia o allergie, e in generale tutte le persone che hanno bisogno di leggere gli ingredienti nel menù e nelle etichette. Quando avevo bisogno di contare i carboidrati il traduttore mi aiutava tantissimo, perché potevo vedere subito i valori nella tabella nutrizionale (spoiler: durante tutto il viaggio ho trovato solo 2 cose sugar-free: un pacchetto di biscotti e le barrette Soyjoy, proteiche e low-carb).

Un altro trucco utile è quello di informarsi su internet su quali siano gli ingredienti “nascosti” nei piatti tipici, per poi poter essere più chiari, soprattutto se dobbiamo fare delle domande al ristorante: un brodo di pesce anziché di verdure, lo strutto nei dolci e altre cose simili possono essere impossibili da scovare in mezzo a sapori che non conosciamo.
Però, se sappiamo che possono esserci, almeno abbiamo modo di chiedere direttamente.

Se devo affrontare dei viaggi particolarmente lunghi, preferisco cercare un appartamento o un hotel con cucina condivisa. Questo perché mi piace molto cucinare – e quale migliore occasione per provare ingredienti locali! – ma anche perché posso tenere sotto controllo quello che sto mangiando. Sono sicura che non ci sia carne e pesce, e posso contare i carboidrati in tranquillità!

Inoltre, avendo una cucina a disposizione, è più facile comprare ingredienti freschi e senza plastica. Non sempre questo è possibile. In Giappone è difficilissimo, in Germania è molto più facile.

Se avete il diabete e avete con voi il vostro glucometro, un ultimo trucco che ho trovato in internet e che trovo molto utile, è quello di usarlo se non siete sicuri che la vostra bibita sia senza zucchero. Basterà mettere una gocciolina sulla striscia reattiva, e se il risultato sarà LOW allora potete andare tranquilli.

ENG

Holidays abroad when you are vegetarian with type 1 diabetes

When I started to read about travels in Japan, I knew there was a problem organising my trip: me being vegetarian.

Before the holiday I read scary stories online about people who starved because they couldn’t find anything vegetarian, or people forced to eat fish and meat for the lack of alternatives. I didn’t want to give up my ideas, so I started to make some research about how to solve this problem.

A big problem is the language. If you don’t speak japanese, it’s very likely that the waiter will not understand you. Most of the times, when I said that I was vegetarian, they thought that my diet included fish, so I had to be clear: no meat and no fish.

If you are a vegetarian and you like to travel, you need to know that it’s not always easy. Also because in your country you know exactly what you are looking for, and in other parts of the world it’s impossible to find the exact same things.

During our flight there were two choiches in the menu: pork and goose (thanks Lufthansa!). My memories went back to my first trip to Germany, because during that flight there was only one option: meat burger (thanks Eurowings!)

For the entire flight to Japan (eleven hours. Again, thanks Lufthansa) I hate a small bread with butter and chocolate cake. Both for lunch and dinner. I was lucky that for breakfast there were scrambled eggs with mushrooms.

One trick that I used during my time in Japan but also when I was in Hungary is the Google Translate app. It’s something so easy and brilliant, because you can instantly translate just taking a picture of the menu.

This is useful also if you have diabetes, celiac disease or allergies. In general, if you need to read the nutritional facts or the ingredients, Google Translate is the best choice. For me, it was so easy to count carbs translating the nutritional table instead of just guessing all the time.

Another nice tip is to learn about “hidden ingredients” before your holiday. This is useful if you need to ask something specific to a waiter, for example if your desserts has lard (I don’t know about other countries, but in Italy it’s something that can actually happen).

If I will stay in a country for more than a week, I prefer to look for an apartment instead of hotels and b&bs. That’s because I like to cook, and first of all I can try local products. Another reason is that I can keep track of what I am eating, counting carbs, and knowing that there’s no meat in my plate.

Last but not least, if you have a kitchen, it’s easier to shop in bulk instead of buying everything pre-packaged. This is not always possible: in Japan I struggled, in Germany it was way easier, so it’s better to learn about the country.