3 giorni a Kyoto: il Giappone come te lo aspetti

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Parte 1: Cinque giorni a Tokyo

Kyoto

Seduta sul treno shinkansen per Kyoto, mentre ripensavo ai cinque giorni appena passati a Tokyo, immersa in un vortice di luci e colori, mi sono ritrovata a sperare con tutta me stessa di riuscire a vedere il Giappone da un punto di vista diverso.

Leggevo la guida, mentre fuori dal finestrino scorreva la periferia fatta di case basse e campi minuscoli, e le pagine parlano di una città che ancora oggi conserva gi aspetti culturali e tradizionali dell’isola. Mi perdo nell’immaginare come potesse essere la vita qui qualche secolo fa.

Non sono rimasta delusa. I nostri tre giorni qui sono stati più lenti e riflessivi, e li abbiamo dedicati alla scoperta di luoghi e sapori all’insegna della tradizione giapponese.

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Giorno 1: Gion, il quartiere delle Geisha \ Kinkaku-ji

Kimonos for rent in Kyoto

La prima notte io e Nico siamo ospiti di un ryokan tradizionale nel quartiere di Gion. Arriviamo all’ora di pranzo con gli zaini in spalla, dopo un viaggio di un paio d’ore. Queste vie sono famose tra i turisti per l’alone di mistero che ruota intorno alle loro protagoniste, le Geisha.

Nei giorni in cui staremo a Kyoto riusciremo a vederne solo due: con il loro passo veloce sembrano molto abituate agli sguardi indiscreti. Dopo una breve occhiata, sono scomparse tra la folla rimanendo solo un ricordo all’interno della nostra memoria. In compenso, ci sono tantissimi turisti che decidono di provare l’esperienza di indossare un kimono, e che si aggirano per le strade scattando foto, il passo più incerto e il viso decisamente meno truccato. Possiamo così ammirare i bellissimi tessuti colorati, che contrastano il cielo grigio invernale.

Stanchi dei pranzi veloci che ci concedevamo a Tokyo, appena lasciato l’albergo decidiamo di provare un ristorante consigliato dalla guida per i suoi piatti vegetariani: il Mumokuteki Cafe. L’edificio ospita un negozio di abbigliamento al piano terra, e un ristorante al primo piano.

Pranzare al Mumokuteki cafe è stata la svolta della mia vacanza, anche perché fino a quel momento non ero stata in grado di trovare piatti vegetariani effettivamente buoni.

Mumokuteki Cafè, vegetarian set

Il menù prevede un’unica portata, un vassoio chiamato “set” che consiste in diversi piccoli piattini da combinare tra loro. Io scelgo quello con le crocchette di tofu. E’ composto, oltre che da queste, anche dall’immancabile riso colloso, delle verdure sottaceto, insalata a crudo, due pomodorini dolci, patate e zuppa di miso. Prendo anche un estratto di frutta e verdura, che mi viene portato con un’inutile cannuccia di plastica: ancora una volta il Giappone porta la mia frustrazione ecologista al massimo.

Il pranzo è molto buono, con sapori delicati e particolari. L’indice glicemico del riso giapponese è probabilmente calcolato nell’ordine del miliardo, dato che questo pasto porta i miei valori alle stelle nonostante i tentativi di arginare la curva a forma di monte Fuji che vedo sul telefono.

Mai come in questa giornata ho desiderato avere un microinfusore, se non altro per evitare di continuare a bucarmi in mezzo alla strada con 3 gradi di temperatura e con i giapponesi che mi guardavano storto. Sono sicura che, se solo avessimo avuto una lingua di comunicazione in comune, probabilmente mi avrebbero fermato per informarsi su cosa stesse succedendo. E poi avrebbero cercato di accompagnarmi da qualche parte.

Per il pomeriggio decidiamo di prendere il pullman, e di visitare uno degli scorci più famosi e fotografati del Giappone: il tempio buddhista Kinkaku-ji, anche detto padiglione d’oro per il suo colore.

Kinkaku-ji, padiglione d'oro a Kyoto

Anche col cielo grigio, questo tempio riesce a essere all’altezza della sua fama. Dopo qualche metro il sentiero di terra battuta si allarga su uno spiazzo con un panorama da cartolina. L’edificio apre alla vista riflettendo i suoi colori sul laghetto di fronte, creando dei giochi di luce mozzafiato.

Nonostante ci sia una calca di persone alla ricerca dell’angolo giusto per fotografarsi e fotografare il panorama, il tempio non perde la sua aura di fascino e mistero. Dopo qualche foto camminiamo lungo il percorso segnato, che dà modo di vedere il padiglione più da vicino, ma anche di ammirare il giardino intorno.

Imperial Palace

Anche la sera a Kyoto sembra aleggiare un’atmosfera tranquilla, lontana dalla vita frenetica di una metropoli. Decidiamo di passeggiare nel quartiere di Gion, composto solamente da casette tradizionali a uno o due piani, alberghi e ristoranti. Troviamo un tempio e un bellissimo parco, animato dai preparativi per il capodanno ormai imminente. Qualcuno cammina lento con il cane, qualche coppia passeggia, alcuni turisti si fotografano sotto le lanterne di carta.

E’ come se Kyoto si fosse fermata nel tempo, e ci lasciasse intravedere quello che doveva essere il giappone storico, tradizionale, del quale leggiamo sempre nei libri.

Streets of Kyoto

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Giorno 2: Palazzo imperiale di Kyoto / Nishiki Market

Kyoto imperial palace

Cambiamo albergo la mattina e passiamo dal ryokan (dove tutto sommato ho dormito molto bene) a un albergo in pieno centro, circondato da negozi e ristoranti. Fortuntamente ci fanno lasciare gli zaini in attesa della nostra camera, e riusciamo a iniziare subito la nostra giornata. La receptionist parla inglese, e ci comunica sorridendo che ci daranno una camera più grande rispetto a quella che abbiamo prenotato: sarà l’unica volta che passeremo la notte in una stanza più grande di un letto e un tavolo.

Decidiamo di visitare subito il palazzo imperiale, anche per riprenderci dallo smacco di aver trovato chiuso per ben 3 giorni quello di Tokyo.

La struttura è circondata da mura, è possibile visitarla solamente dall’esterno. Si parte dalle maestose porte principali, e possiamo solo immaginare che effetto facessero sui visitatori di un tempo.

Una piccola guida cartacea ci accompagna attraverso i vari edifici, tra cui lo Shishinden, luogo dedicato alle cerimonie di incoronazione dell’imperatore e il Seiryoden, sala che ospitava i vari rituali che avevano luogo nel palazzo.

Non ci sono visite guidate oggi, e un po’ andiamo via con l’amaro in bocca per non aver potuto approfondire ulteriormente la storia di questo luogo.

Evidentemente è destino: i palazzi imperiali in Giappone non ci vogliono. Per riprenderci dediciamo di buttarci sugli assaggi culinari.

Il Nishiki Market è un luogo perfetto: una lunga via nella quale si affacciano tantissimi venditori che propongono i piatti più svariati, dallo street food agli ingredienti freschi. Gli spiedini vanno per la maggiore, di carne o di pesce, alla griglia o al vapore. Ci sono anche frittate, sottaceti, dolci, tofu, e tantissime altre cose che non riusciamo a riconoscere.

E’ difficile farsi capire e chiedere se c’è qualche opzione vegetariana nel marasma di prodotti e di grida dei venditori. Per questo mi affido al banchetto che vende patate dolci arrosto, e assaggio l’ennesimo cracker di riso, stavolta con le spezie piccanti.

Riesco miracolosamente a prendere entrambe queste opzioni senza sacchetti di plastica, ma avvolte nella carta, e quasi mi commuovo. Credetemi, in Giappone questa è una conquista: tutto è confezionato. Tutto.  Le mie glicemie degenerano di nuovo, ma perlomeno stavolta non mi hanno rifilato nessuna cannuccia.

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Giorno 3: Fushimi Inari-taisha \ Finalmente un buon ramen vegetariano

Dedichiamo il terzo e ultimo giorno a Kyoto a visitare il famosissimo santuario Fushimi Inari-taisha, con le sue sequenze di torii, ovvero porte rosse che solitamente si trovano all’ingresso dei luoghi di culto shintoisti. Lo raggiungiamo in pullman, si trova in periferia e si estende in altezza su una collina.

Pensavamo di dover camminare in mezzo ai mille torii in pianura, e invece per avere foto meravigliose dobbiamo attraversare viali infiniti in salita. L’unico lato positivo è che la gente si inizia a stancare e dopo un po’ cede, lasciandoci un po’ di respiro.

La passeggiata al santuario ha un inizio molto caotico, ma diventa sempre più bella man mano che si sale.

Mentre siamo lì inizia a nevicare. All’inizio è una neve leggera, poi fiocca sempre di più: continuerà fino al giorno dopo, regalandoci un’atmosfera magica. Altro che la fioritura di ciliegi!

I torii sono veramente tantissimi, ciascuno è stato donato da un’azienda giapponese, perché il tempio è dedicato al commercio e agli affari. Ogni tanto i torii si interrompono, per lasciare spazio a dei piccoli santuari, statue o aree di culto.

La camminata sembra non terminare mai, e se lo scopo è quello di far meditare i visitatori sulla ripetitività e sull’infinito, ci riesce perfettamente.

Fushimi Inari-taisha

Dopo un’esperienza così coinvolgente, per pranzo decidiamo di provare un altro ristorante che propone piatti vegetariani, vicinissimo al nostro albergo: si chiama Engine Ramen, e propone, oltre che piatti di ramen tradizionale, anche due opzioni non carnivore.

Ordiniamo da una macchinetta all’ingresso – a volte in Giappone si ordina automaticamente in questo modo, pagando all’entrata e porgendo lo scontrino al cameriere, che prende in questo modo l’ordine.

Non credo ai miei occhi, e neanche al mio palato, dato che il piatto è buonissimo. Siamo più lenti rispetto agli altri clienti, che si succedono uno dopo l’altro e mangiano al bancone aspirando rumorosamente gli spaghetti. Per quanto cerchi di assaporare la vera esperienza giapponese, non riesco comunque a produrre i decibel di risucchio del nostro vicino di tavolo.

Dopo che sono tornata dal Giappone ho scoperto che non si piantano le bacchette sul cubo. Scusate.

Vorrei sottolineare che non volevo essere maleducata: ho scoperto solo dopo aver scattato questa foto che in Giappone è malvisto piantare le bacchette sul cibo, perché è un gesto che di solito si fa ai funerali.

Andiamo via da Kyoto la mattina dopo. Sono un po’ triste, perché non avevo grandi aspettative, e invece la città ci ha accolto benissimo sia dal punto di vista culturale che gastronomico.

Abbiamo iniziato a comprare qualche souvenir per gli amici, e gli zaini iniziano a pesare, ma ancora non ci pensiamo, perché ci aspettano gli ultimi caotici 3 giorni in 3 città diverse.

Ranocchio salva Kyoto
ENG

3 days in Kyoto

Part 1: 5 days in Tokyo.

After 5 days in Tokyo, me and Nico took the famous train called shinkansen to Kyoto. While I was reading my travel guide, the suburbs outside the window, I found myself dreaming about a totally different Japan. Kyoto was described as an ancient city, with traditions and culture.

I was not disappointed. My 3 days in Kyoto were slow and contemplative, and we dedicated ourselves to discover the real japanese tradition.

For our first night we slept in a ryokan, a traditional hotel with sliding paper doors and the classic futon: it was an amazing experience, and we discovered not only a very strong culture, but also a very strong cooking tradition.

Day 1: Gion, the Geisha district \ Kinkaku-ji

Our hotel was in the traditional neighborhood of Gion, famous for the figure of Geisha. We arrive at lunch time with our backpacks, after a couple hours of train. We are in a district full of mysteries and legends.

Unfortunately during our time here we saw only two geishas: they were walking fast, probably used to be watched, and they suddently disappeared in the crowd.

On the contrary, there are a lot of turists who decide to rent a kimono, and they walk along the street taking picture and wearing definitely less make-up.

We were tired of street food and fast eating, so we decide to go to a restaurant recommended in our travel guide for its vegetarian dishes: the Mumokuteki Cafe, which is divided between a shop on the ground floor and the restaurant at the first floor.

Until that moment I was not able to find good vegetarian choiches, but here it was totally different.

In Japan there is often one course called “set”, a tray full of small plates that you can combine. I chose the tofu nuggets. With them there was a small salad, sweet potatoes, rice, pickles, two tomatoes, miso soup. I took also a small juice, and unfortunately they bring me also a plastic straw, making me feel frustrated again.

Despite this inconvenient, the lunch was really tasty. The glicemic index of japanese rice is so high that my glucose levels went crazy right after, but I probably calculated carbs wrong because I had to correct twice. This was one of the few times that I really wanted an insulin pump instead of taking shots in the middle of the streets with japanese people looking at me.

In the afternoon we decide to take the bus to the buddhist temple Kinkaku-ji. This temple is also called the golden pavillon for its colour.

Despite the weather, this temple was marvelous. The building is the perfect place to take photographs, and there were a lot of people in front of it, trying to catch the reflections in the lake nearby.

The evening life in Kyoto was really different than Tokyo. We decide to take a walk in Gion: in the neighborhood there are only traditional houses, hotels and restaurants. We found a beautiful park with a temple, and the monks were preparing for new year’s eve. There were only few people around: some of them with dogs, some couples and some tourists like us. Finally we found a quiet city, where we could relax and enjoy the historic side of Japan.

Day 2: Imperial Palace / Nishiki Market

I slept really well in the futon, and the next morning I was ready to explore another part of Kyoto. So we decided to visit the Imperial Palace, also because in Tokyo we found it close for 3 days straight, so we needed a payback here.

Sadly that day we could visit only the outside of the buildings, because there were no guided tours. Nevertheless it was really to see different buildings made of wood and richly decorated.

Still waiting for our payback, we went to the Nishiki Market, the perfect place to taste new flavours: it’s basically a long street with a lot of shops, where you can try street food but also fresh ingredients.

It was difficult for me to ask if there was something vegetarian, so I ate only a sweet potato (or as japanese people write: poteito) and a rice cracker with spicy pepper. This time there was no straw and no plastic packaging, and it was probably the first time that I went fully zero-waste since I arrived here.

Day 3: Fushimi Inari-taisha \ finally a good vegetarian ramen

We spent our last day in Kyoto to the famous temple Fushimi Inari-taisha and its amazing streets with the traditional red portals that you can usually find at the entrance of shintoist temples: the torii. We reached it by bus, because it’s not in the city center but in a small hill right outside the city.

There were a lot of tourists, but luckily after a while people got tired of walking and we could enjoy the amazing sequence of torii.

While we were there it started to snow. It was an amazing experience, also because it seems that you will walk forever, and the torii seem to never end.

After this amazing walking we decided to try another vegetarian restaurant recommended this time by our hotel: it’s called Engine Ramen, and it serves classic but also vegetarian and vegan ramen.

We ordered from a vending machine at the entrance – sometimes in Japan you have to do this, and then the waiter takes your order. The ramen was really good, and I was really happy I could try this traditional dish in a cruelty free version.

The morning after we took our shinkansen to Osaka early in the morning. I was not expecting much from Kyoto, but it was a wonderful discovery. If I will have to choose only one city to visit again in Japan, Kyoto will probably be it.