Possedere di meno, possedere di più: le cose che ho imparato dalla mia malattia cronica

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Avere una malattia cronica significa rivalutare costantemente tutto quello che ti circonda. Dalle cose più importanti, come le relazioni con le persone intorno a te, il tuo percorso di vita, fino alle cose più piccole, ovvero gli oggetti, le abitudini quotidiane, i singoli gesti.
Se proprio vogliamo trovare un lato positivo del diabete di tipo 1, sicuramente è questo: mi ha permesso di iniziare nuovamente da zero, ripensando completamente a molte delle cose che davo per scontate nella mia vita, e mi ha aperto gli occhi su ciò che è veramente importante. 
Non è scontato: prima del diabete vivevo la mia vita passivamente, lasciandomi trascinare dagli eventi e aspettando che le cose mi succedessero, piuttosto che farle succedere. 
Non scrivevo perché non avevo mai tempo. Non viaggiavo perché non avevo soldi. Mangiavo male perché non avevo voglia di cucinare.
Trovarmi a gestire le iniezioni, i molteplici controlli giornalieri, la quantità di cibo che mangio, mi ha costretto a fare qualcosa che non ero abituata a fare: essere consapevole di me stessa in ogni singolo momento. Vivere i minuti come se fossero minuti, le ore come se fossero ore. Dare valore a ogni singolo giorno, e ogni volta che fallivo, riprovare di nuovo a partire dalla mattina dopo.
Da un paio di mesi a questa parte ho deciso quindi di iniziare a rivalutare anche tutti gli oggetti materiali che mi circondano. Ho deciso di iniziare da tutto ciò che sta nel mio armadio e nei miei cassetti, cercando di dare un’ordine alla mia quotidianità già abbastanza incasinata dai picchi glicemici e dalla gestione del diabete. Ho deciso di trasporre la mia consapevolezza di ogni istante anche al mio mondo.
Di conseguenza, ho iniziato a pensarci due volte prima di introdurre qualche nuovo oggetto in casa. Penso prima di tutto se si tratta di un capriccio o di una cosa che mi serve, e poi ragiono su quanto effettivamente mi possa essere utile.
Un esempio sono i vestiti: quante volte ho comprato qualcosa che poi ho messo pochissime volte? C’è un problema se di un intero armadio indosso sempre le solite cinque cose
Ho iniziato dunque a fare un po’ di pulizia degli spazi che mi circondano, riciclando e buttando tutto quello che stava semplicemente poggiato nei cassetti in attesa di essere usato chissà quando.Man mano che passavano i giorni, questa attività diventava sempre più facile. Mi sono resa conto che non ripensavo più a nessuno degli oggetti che decidevo di buttare. Non mi interessavano, non vi ero in alcun modo legata, e li tenevo con  me più per pigrizia che per altri motivi.
Così ho iniziato a farlo sistematicamente, e continuo a farlo ogni qual volta mi trovo di fronte a un qualcosa che mi lascia anche solo minimamente perplessa.

Unica eccezione a questo: i libri. Non sono ancora pronta, e forse non lo sarò mai, a liberarmi anche dei libri che non rileggo, che consulto poco oppure che ho letto e non mi sono piaciuti. Penso che questo sia dovuto al fatto che li ritengo parte di me stessa: ogni singolo libro mi ha reso ciò che sono, e disfarmene sarebbe come rinunciare a una parte di me.
Il mio obiettivo per l’anno prossimo è di trovare il mio equilibrio con me stessa e tutto ciò che mi circonda. Non voglio comprare cose che non mi servono. Non voglio circondarmi di cose che non danno nessun valore alla mia vita. 

“Simplify, simplify.”

– Henry David Thoreau