Diabete in ufficio

Il diabete è un lavoro a tempo pieno, che occupa la totalità delle ore della mia giornata. Questo significa che anche quando sono in ufficio devo sempre prestare attenzione al mio vero impiego full-time, ovvero quello di tenere sotto controllo la glicemia impazzita. 

Essere un diabetico di tipo 1 è difficile, soprattutto se lavorate davanti a un computer. Prima di tutto perché la definizione stessa di ufficio è “[uf-fì-cio] s. m. Luogo nel quale ti viene fame per forza”. In secondo luogo la difficoltà è dovuta in gran parte alle persone che vi circondano, perché state tranquilli che prima o poi arriverà il vostro collega brillante a chiedervi: “ma quindi, se svieni perché hai un calo di zuccheri, dobbiamo darti l’insulina vero?”. Dopo avergli fatto capire nel modo più pacifico possibile* che in nessun caso è autorizzato a toccarvi mentre siete svenute, ricordatevi di spiegare che, se state male, nessuno deve fare niente di diverso da chiamare il 118. 
Una grande fortuna del posto dove lavoro in questo momento è quella di potermi portare per la pausa pranzo un pasto cucinato da me. Solitamente scelgo piatti con pochi carboidrati e aumento leggermente la dose di insulina; il fatto che io stia seduta alla scrivania per le successive 3 ore rende veramente difficile gestire le glicemie alte.
Per quanto riguarda gli spuntini invece, scelgo sempre alimenti con pochi carboidrati, per quanto riesca. Mentre tutti intorno a me si sfondano di cornetti e pasticcini, io scelgo tra il mio yogurt fatto in casa, della frutta secca o del formaggio. Come tutti i miei amici di tipo 1, bevo tantissima acqua, solitamente circa 2 litri più mezzo litro di tè verde che preparo a casa. 
La svolta è arrivata comunque con il Freestyle Libre, dato che posso controllarmi tranquillamente senza dover per forza andare in bagno, lavarmi le mani, tirare fuori il pungidito, accendere il glucometro, e così via. In ogni caso porto sempre con me anche il glucometro normale, che mi conferma le glicemie del sensore.
Nella sfortunata ipotesi mi finissero gli aghetti che ho sempre in borsa, ne ho portato una scatola che ho messo nel cassetto per ogni evenienza; stessa cosa per il pungidito e per i Glucotab, che fanno ormai parte del mio kit di sopravvivenza. 
Ricordatevi sempre che nel posto di lavoro potete cogliere la palla al balzo per far conoscere la vostra malattia a più persone possibile. Sto parlando in particolar modo di quei colleghi che “vi capiscono” perché “anche loro hanno la nonna che ha il diabete e prende la pastiglia tutte le sere”. Ricordatevi che può essere l’occasione di spiegare loro** che il diabete di tipo 2 è una malattia completamente diversa dal diabete di tipo 1, che invece è una malattia autoimmune che ad oggi non si può prevenire cambiando lo stile di vita e l’alimentazione. 
E ricordatevi ogni tanto di mangiare anche voi quei cornetti ricoperti di cioccolata che il vostro collega ha portato per il compleanno, se non altro per avere il piacere di rispondere a domande come: “ma quindi quello lo puoi mangiare?”
* con un calcio nei denti.
** con un calcio nei denti ben assestato.