Il racconto dell’ancella, se non l’avete ancora letto o se vi interessa un parere in ritardo

«Freezing to death is painless, they say, after the first chill.» 

[English version down below] 

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Cercherò di ridurre il numero di banalità che potrei dire su questo libro, anche perché arrivo decisamente in ritardo e praticamente chiunque ha già detto la sua in merito.
Il racconto dell’ancella (o The Handmaid’s Tale nel titolo originale in inglese) di Margaret Atwood, con la sua scrittura scarna, asciutta, purificata come la narrazione della protagonista, si legge tutto d’un fiato, senza pause, un capitolo dopo l’altro. 
Confesso che avrei voluto prendere una pausa di riflessione dopo qualche capitolo, ma non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine digitali del mio Kindle, sintomo del fatto che il libro è riuscito a divorarmi.
Ambientato in un futuro non troppo distante da noi, in un regime che ricorda l’immaginario totalitario di George Orwell con l’aggiunta di sfumature bibliche e religiose, le protagoniste sono ancelle, ovvero donne che vengono usate per procreare. L’inquinamento infatti ha raggiunto livelli estremi, e nulla può essere lasciato al caso. I luoghi di cultura vengono trasformati dunque in luoghi di coltura, dove le ancelle vivono la loro giornata immerse in ambienti scarni, ridotte all’osso. Il ritmo è scandito dai pensieri della protagonista, dalle sue azioni ripetute, da ciò che non riesce e non vuole capire. Gli unici colori sono fortemente legati al simbolismo religioso: i vestiti rossi che indossano, simbolo di peccato, un marchio che ricorda la lettera scarlatta di Hawthorne e che allo stesso tempo viene portato all’estremo, polarizzato e contrapposto al colore dei vestiti delle mogli, candide nel loro blu, pure, intoccabili. Le unwomen, non-donne che compaiono solo brevemente attraverso filmati e racconti, sono vestite di grigio, quasi a sottolinearne l’inutilità per la società. Non andrò oltre e non racconterò nulla di più, dato che gran parte del piacere della lettura deriva dalla scoperta di particolari legati al mondo descritto all’interno della storia.
Il romanzo ha una scrittura incisiva nel parlare della quotidianità della protagonista, e Margaret Atwood riesce con semplicità a contrapporre il flusso di pensieri che costituisce la narrazione alle digressioni che parlano di com’era la vita prima
Fortunatamente non ho visto la serie prima di aver letto il libro, perché ora che l’ho fatto, non ho intenzione di farmi scalfire l’immaginario che si è creato nella mia mente durante la lettura. Avete presente no? Vi immaginate i luoghi in un certo modo, poi arriva la serie e non riuscite più a ricordare com’erano prima nella vostra testa.
In questo libro le tematiche femministe vengono portate alle estreme conseguenze: il racconto è distopico, ma parla di qualcosa che conosciamo molto bene. Margaret Atwood è perfettamente consapevole del fatto che la sottomissione delle donne sia uno strumento di guerra potentissimo, ed esaspera questa possibilità creando una realtà nella quale gli scenari di cui sentiamo parlare ogni giorno diventano improvvisamente possibili. E non mi stupisce il fatto che alcune attiviste abbiano deciso di vestirsi da ancelle per protestare contro i tentativi di ridurre la libertà di scelta da parte di alcune amministrazioni comunali. Perché comunque la pensiate, i nazionalismi e le politiche reazionarie andranno sempre a braccetto con la repressione dei deboli. 
Anche queste pagine dunque entrano a far parte dei libri che consiglierò a chiunque. O forse, visto che siamo a poche settimane da Natale, inizierò a indagare su chi dei miei parenti e amici non l’abbia ancora letto.  

/English version/

I’m late, I know. So I will try not to repeat what everyone has already said about this book.
The Handmaid’s Tale, written by Margaret Atwood, is a deep breath. I read this novel in a couple of days, and I lost myself in the story. I should have taken a little pause after reading some chapters: some time for thinking about it, but I couldn’t.
The book is set in the future, not so distant from us. There is a totalitarian regime, which reminded me of the totalitarian imaginery of George Orwell, with some shades of biblical and religious themes. The main characters are the handmaids, girls who are forced to give birth to new children. The pollution and the radiation reached extreme levels, and nothing can be left to chance anymore. The handmaids live in empty spaces, and the rhythm of the novel is set by their thoughts and their actions. The only colors are strongly connected by religious symbolism: the red of sin, which reminded me of Hawthorne’s The scarlett letter, the blue for purity (in my head, I pictured one of the characters as the traditional image of the virgin mary, drapped in blue clothes). The unwomen, who cannot have children, are left aside, useless for society. I will not tell you more about this, because the most pleasure from this books comes from the details of the world described in the story.
I am lucky because I haven’t seen the tv show before reading the book. Now that I have, I don’t want to ruin the images created in my mind. Do you understand this feeling? When you immagine something in a certain way, and then some tv show or movies changes your whole prospective, and you can’t remember anymore what you thought before.
I love the fact that feminist themes are brought to their extreme consequences. It is a dystopian novel, but with some details that we know really well. Margaret Atwood is aware of the fact that women submission is a powerful war tool, so she creates a story in which the reality of our world suddently became possible. Whatever is your political view, you must recognize that nationalism and reationary politics are alwayslinked to the repression of the minorities.
To conclude, I love it. It will be a Christmas gift for my friends and family, or maybe a perfect topic of discussion during these autumn days.