L’eterno presente di Phil Dick


24 Settembre 1977. Sto divorando il libro ormai da più di 300 pagine, e Carrère descrive il momento in cui Dick decide di rivelare al mondo ciò che era successo qualche anno prima. Riusciamo a immaginarcelo, ma basta cercare una foto su Google e osservare il suo volto per capire come si sia veramente svolta la scena: Dick si trova di fronte a un pubblico silenzioso, e improvvisamente si mette a parlare del Regno di Dio. 
“Io sono vivo, voi siete morti” di Emmanuel Carrère, biografia del romanziere Philip K. Dick (edita da Adelphi). Lontano dalla descrizione puramente cronologica, lo scrittore francese ci trascina in un romanzo dove la realtà dell’esistenza di Dick, raccontata con minuziosa perizia e abbondanti dettagli, si confonde con la fantasia, il delirio, l’alterazione dei sensi, i dubbi religiosi. E si confonde soprattutto con la vita del biografo, che cerca di rimanere in disparte ma allo stesso tempo si sente presente in ciò che sta raccontando. 
1974. Dick ha avuto una rivelazione: il Regno non fa parte di un passato lontano, ma del presente. E inizia a parlare del fatto che i suoi libri altro non sono che delle profezie, nelle quali nulla appartiene al mondo dell’immaginazione, e tutto appartiene al presente, a questo mondo. 
Tutti conosciamo Philip Dick, dai suoi libri sono stati tratti film, sono stati ispirati altri romanzieri e artisti. Personalmente io non conoscevo la sua vita, che Carrère mi racconta associandola all’ossessione continua dell’autore, alla paranoia. Ci sembra quasi di entrare nella sua testa, imbottita di psicofarmaci, dei quali ha abusato per tutta la vita. Ci sembra di capire da dove siano uscite tutte quelle storie distorte ma così vicine a noi.
Philip Dick ha passato l’esistenza a cercare risposte, e non trovandole si è perso in un labirinto sempre più tortuoso, fatto di muri e baratri. E’ a questo punto che per il lettore diventa facile pensare a un gioco di specchi tra un altro libro di Carrère intitolato Il Regno, e questa biografia. Il dubbio riguardante la fede  è chiaramente un rimando alla vita dell’autore francese, così come gli amori tormentati, l’equilibrio tra l’essere un autore di nicchia o un autore mainstream. E Carrère anche stavolta usa l’analisi di un’altra vita per cercare di comprendere la propria: cerca di rispecchiarsi tra le pagine, cerca di raccontare una vita aspettando di sentirne l’eco dall’altra parte.