Le abitudini cambiano, il cioccolato resta


Il cioccolato fondente. Unico punto fisso che non è cambiato nella mia vita, unico filo conduttore tra le mie abitudini alimentari odierne e i miei sfizi prima del diabete. 
Ne sto assaporando un quadretto proprio adesso. Assaporando perché non lo mastico, ma lascio che il sapore diventi sempre più forte. Il cioccolato che sto mangiando è senza zucchero, con il 99% di cacao. E’ lo stesso cioccolato che compro da anni, comfort food d’inverno e d’estate.
Qualche giorno fa riflettevo su quanto siano cambiate le mie abitudini alimentari con il diabete. Ho dovuto fare i conti con una serie di gesti di routine legati ai pasti che mai avrei immaginato. 
Per prima cosa, imparare a contare i carboidrati. Avete presente, se siete diabetici. Prima con un vero e proprio contare, poi sostituito dalla memoria o da una conta sommaria che deve però  necessariamente essere precisa. 
Accanto al mio frigo ci sono appesi un blocchetto e una calcolatrice. 
Nelle etichette la prima cosa che guardo sono i carboidrati, seguiti dalle fibre. Controllo la sezione “senza” al supermercato. Senza glutine, senza lattosio, senza lievito, e poi quei due o tre prodotti senza zucchero. Non è ancora diventata una moda, ma presto lo sarà.
Quando vado al ristorante, penso subito se in bagno ci sarà la chiave. Mi chiedo se le persone che sono con me penseranno che sono maleducata ad alzarmi proprio quando arriva il piatto.
All’inizio pensavo che la vita di un diabetico fosse una vita di privazioni, una vita di monotonia. Sono ancora del parere che il diabete sia una malattia incredibilmente noiosa. Ma solo dopo ho scoperto che in realtà la monotonia è anche un modo per diventare consapevole di quello che mangio e consumo. E i punti fissi intorno ai quali ruotano le mie giornate, come il cioccolato, sono la cosa migliore della quotidianità ripetuta.