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Per questo appuntamento del venerdì avevo scritto qualche riga sui miei risultati dell’emoglobina glicata,  chiamata anche HbA1c, di fatto valore atteso con ansia da ogni diabetico di tipo 1.
Stavo pensando a un post felice, nel quale mi congratulavo con me stessa per il risultato raggiunto, e nel quale avrei potuto anche scrivere in che modo io riesca a mantere le glicemie giuste per gran parte del tempo. Poi mi sono fermata, e ho deciso di scrivere questa premessa banale ma breve: qualsiasi numero non può definirci, e non sarà mai in nessun caso un giudizio su noi stessi.

Quante volte ce lo siamo ripetuti? 
Quando ero al liceo dovevo fare i conti ogni giorno con le mie manie di perfezione anche in quelle materie nelle quali ero più carente; la mia vita è sempre stata composta da numero di parole scritte, numero di pagine lette, e in base a questo ho sempre misurato me stessa. Poi è arrivato il diabete, ed è facile pensare che il numero che vediamo ripetuto sullo schermo del glucometro svariate volte al giorno ci definisca in qualche modo, e definisca in particolar modo la capacità di controllare noi stessi.
E’ sempre lo stesso discorso, no? 
Se sei magra e bella, hai tutto sotto controllo, mentre se hai qualche chilo di troppo sei debole. Se la tua glicata è in range, hai tutto sotto controllo, mentre se non riesci a controllare le iperglicemie, se non riesci a rinunciare allo zucchero, sei debole. E se sei debole, devi giustificarti al mondo in quanto tale. 
Sui social network, in particolare su Instagram, c’è una community molto nutrita di diabetici che si scambiano consigli, condividono trucchi e segreti del mestiere, o che semplicemente mostrano al mondo come sia vivere con una malattia cronica che ti definisce. L’altra faccia della medaglia è che spesso coloro che osservano la perfezione dall’esterno si sentano “schiacciati” dal continuo confronto (ma non stiamo più parlando solo di diabete, vero?). 
Ho aperto questo blog, in parte, perché quando ho avuto la diagnosi mi sarebbe piaciuto leggere di diabetici dalle vite normali, e non solo di supereroi che viaggiano intorno al mondo e sorridono mentre si iniettano svariate unità di fronte a un muffin caramellato – mostrando poche ore dopo il glucometro colorato con una curva perfetta che può essere risultato solo di un’insalata seguita da due ore di corsa. 
La realtà non è mai così banale, e di fatto le persone non sono numeri. Col tempo ho imparato a capire che l’unica cosa che conta, in ogni situazione della vita, non è il numero che pensavo fosse la mia immagine riflessa allo specchio. L’unica cosa che conta è raggiungere ciò che vogliamo, anche quando questo obiettivo è, agli occhi delle altre persone, vano, oppure qualcosa che per noi risulterebbe troppo facile. Questo post è una sciocchezza, come tutte le cose di questo tipo che si trovano su internet. E nella vita come nel diabete, se continuiamo a misurarci con quello che per è impossibile, non saremo mai in grado di vedere ciò che possiamo tranquillamente raggiungere poiché sta dritto di fronte a noi.