Un bottone bianco sul braccio: due settimane dopo


Ho finito ieri le prime due settimane di prova con il Freestyle Libre. All’inizio, come in tutte le cose, ero molto dubbiosa, e pensavo di sentire costantemente un bottone extra large appiccicato al braccio. In ospedale mi hanno messo sopra il sensore sei metri di cerotto di plastica. Dopo due giorni ho deciso di toglierlo, ed effettivamente non ne ho avuto bisogno per tutti i restanti dodici giorni. Il Freestyle è talmente leggero che non si sente, e l’istante in cui mi sono ricreduta davvero sul suo utilizzo è stato proprio quello in cui ho smesso di ricordarmi di averlo. In quel preciso momento, ho iniziato a rischiare di strapparlo insieme a magliette troppo strette e stipiti di porte nei quali costantemente sbattevo col braccio sinistro.
Giovedì mattina ha esaurito la sua durata, e in questa giornata mi è sembrato stranissimo non poter avvicinare il telefono e vedere istantaneamente la mia glicemia.
E’ vero, verso la fine della sua vita inizia a fare un po’ schifo, ma in fondo è pur sempre un adesivo che tieni nel braccio per due settimane. Però non si è staccato, ci ho dormito sopra, e ora posso vantare un’abbronzatura a forma di cerchio perfetto. Nutro ancora dei dubbi sul fatto che la mia pelle non soffra per due settimane di colla sempre sullo stesso punto, ma probabilmente me ne farò una ragione.
Ciò che più mi ha colpito è stata la possibilità di prevenire eventuali valori troppo alti o troppo bassi. Tutte le volte che in passato sono stata in montagna, ho sempre dovuto affrontare ipoglicemie pesanti; con il Freestyle sono riuscita a prevenirle ancora prima di scendere a livelli estremi, per il semplice fatto che accanto al valore è presente una piccola freccia che indica l’andamento del valore. All’inizio non riuscivo a realizzare di potermi davvero monitorare ogni cinque minuti, abituata com’ero a razionare i 5-6 controlli giornalieri con il glucometro classico.
Il sensore, com’è ovvio, ha anche degli svantaggi: il primo giorno di utilizzo non è stato per niente accurato, e per un paio d’ore non ha restituito nessun valore. La prossima volta proverò a tenerlo spento per le prime otto ore (grazie internet!), mettendolo la notte prima di accenderlo. Non ho potuto farlo perché, per la prima volta, l’infermiera ti guida lungo tutta la procedura come dovrebbe essere fatta, e non hai possiblità di scelta né per quanto riguarda la parte del corpo da torturare, né per quanto riguarda l’orario in cui vuoi accenderlo. Non è accurato neppure con le glicemie troppo basse, che hanno sempre bisogno di essere confermate dal controllo classico.
Lo terrò? Sì.
I prossimi giorni senza? Tragici.