Come acqua che scorre

Negli scorsi due giorni ho fatto il mio primo weekend immersa nella natura. Avevo fatto diverse camminate in giornata, ma non ero mai stata in campeggio. Ho cercato di portare lo stretto indispensabile, ma come molti sapranno spesso è difficile capire quanti biscotti ci serviranno per affrontare mille metri di dislivello. Con me ho uno zaino che ho riempito di zucchero e insulina, e la voglia di staccare qualche giorno dalla routine.
Lo zainetto che porto durante le camminate è molto piccolo, ho preso più o meno quello che porto con me ogni giorno: glucometro, penne di insulina (più una cartuccia di ricarica, dato che la Junior Pen era quasi agli sgoccioli), aghetti.

La zona che abbiamo scelto per questa escursione è quella del Lagorai, in provincia di Trento. Arriviamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia che ci siamo prefissati, e partiamo per la camminata solamente all’ora di pranzo. Il paesaggio è bellissimo, ci immergiamo nel bosco e il sentiero è costeggiato da un ruscello che si allarga e si restringe, sembra perdersi ma poi riappare sempre accanto a noi. Camminiamo senza scegliere una meta, e decidiamo di continuare finché le forze ce lo permettono.
Le montagne di fronte a noi sono ricoperte di nuvole basse, ma proseguiamo comunque, e alla fine si apre una vista mozzafiato sulla vallata dal lato opposto, all’improvviso, quasi fosse quello che stavamo cercando.

Dopo una breve sosta il vento inizia a soffiare sempre più forte e decidiamo di scendere. Dal lato opposto rispetto al ruscello, immerse nelle rocce, iniziamo a sentire degli strani fischi, e poco dopo sbucano le prime marmotte, che ci accompagnano per qualche metro, prima di venir spaventate dalla nostra voglia di scattare foto sempre da più vicino.
Quando torniamo al campeggio siamo così stanchi che non ci rendiamo conto di quanto sia umido intorno a noi. Si vede una cascata, e il suono ci accompagna per tutta la notte. Realizziamo quanto sia bassa la temperatura esterna solo quando la mattina usciamo dai sacchi a pelo. 
Se ci penso, tutto sommato il diabete non mi ha creato così tanti problemi, a parte il fatto che la glicemia scendeva dopo ogni sforzo fisico, e ho dovuto prevenire varie volte eventuali ipoglicemie con merende improvvisate durante il cammino.

Domenica smontiamo la tenda. Com’è normale in tutte le cose che non ho mai fatto, non sapevo bene cosa aspettarmi dal dormire quasi a contatto col suolo, e mi riprometto per il futuro di provare sempre cose che non conosco. Guidiamo fino alla malga Sorgazza, dove decidiamo di passeggiare fino a Forcella Magna. Il percorso è meno difficoltoso rispetto a quello di Sabato, ma da entrambi i lati si apre un bosco verde fittissimo, interrotto dall’acqua delle cascate che scende a valle.

Dopo pranzo decidiamo di proseguire con le camminate senza meta, e ci addentriamo nel bosco di fronte alla malga. Forse perché la giornata sta terminando, forse perché le cose più belle sono quelle inaspettate, ma perderci nel bosco è stata la parte più bella di tutta la vacanza. Ho dimenticato di controllarmi la glicemia per tutto il tempo, ho dimenticato di voler scrivere un resoconto per la giornata, ho dimenticato di appuntarmi ciò che stavo pensando, ho dimenticato che il giorno dopo sarei dovuta andare a lavoro, ho dimenticato di tutte le cose di cui avevo bisogno e ho dimenticato tutte le frasi fatte con cui avrei voluto chiudere questo racconto.