Vado in Sardegna due settimane

Se penso a tutta la roba che mi sono portata le prime volte che ho iniziato a viaggiare non posso fare a meno di domandarmi come facessi a non sentirmi ridicola, in mezzo all’aeroporto, con una valigia enorme più pesante di me per un weekend di un giorno e mezzo. Ogni volta che viaggiavo mi sentivo le braccia indolenzite dal peso dei bagagli; poi finalmente mi sono resa conto che metà delle cose che mi portavo dietro non le usavo mai, che quando andavo al mare non mi truccavo, che non mi serviva la damigiana di crema corpo da due litri e così via. Così, da qualche anno, ho iniziato a razionalizzare la mia valigia e a renderla vivibile e umana, come avevo già accennato qualche post fa.

Vestiti. Per i vestiti cerco di ragionare allo stesso modo della mia quotidianità: meno cose possiedo, più spazio avrò in casa, meno roba avrò inutilizzata, meno tempo ci impiegherò la mattina per capire cosa mettermi. In viaggio decido cosa portare ovviamente in base alla stagione, al numero di giorni di vacanza e alle attività che farò. Non ha senso portare quattordici vestiti eleganti, se l’apice della mia vacanza sarà fare trekking in montagna.
Beauty e cose non necessarie. Quando vado in Sardegna non mi trucco quasi mai. Quando vado altrove, porto un astuccio piccolo. Unica cosa impossibile necessaria di questa categoria: la crema solare. E il deodorante, e mi sento di specificarlo soprattutto per tutti quelli che viaggiano in estate sui mezzi pubblici. 
Libri. Per questa sezione non vale il minimalismo, ovviamente. Per due settimane ne porto circa 3 + kindle, ma dipende molto dalla durata del viaggio in aereo. Ovviamente i libri vanno divisi in base all’ordine di lettura, e di conseguenza riposti tra bagaglio a mano e fondo della valigia. Sconsigliato portare Heidegger in spiaggia, soprattutto se lo scopo della vostra vacanza è essere fighi su Instagram. 
Diabete. Se vado in Sardegna sono tranquilla, perché le scorte di mio fratello mi salveranno la vita in caso di dimenticanze. Se vado altrove, porto il triplo della roba che userei normalmente in quei giorni e faccio uno screenshot della parola “diabete” con google translate.  Non si sa mai quando possa essere necessario.


seriamente Ungheria?💁
 
In generale, una grossa parte della mia valigia è occupata dalle scorte di insulina e affini, mentre le tasche più piccole sono foderate di bustine di zucchero. Ai controlli in aeroporto devo spiegare perché sto cercando di portare con me un succo di frutta. Spesso mi chiedono un foglio che attesti che ho il diabete, sai mai che il mio hobby principale sia portarmi delle insuline in giro senza alcun motivo plausibile. Mi devo sempre ricordare di separare le medicine dal resto del bagaglio, mettendole per esempio in uno zaino, perché non possono essere stivate e devono essere sempre portate in cabina. Comode, sulle ginocchia.
Cose digital. Pc. Macchina fotografica.
Una cosa di tutto ciò è certa: state pur sicuri che il caricabatterie del mio telefono verrà dimenticato a casa, e me ne ricorderò a mezz’aria, appollaiata su un sedile Ryanair, con bambini che urlano e spingono lo schienale avanti e indietro con le ginocchia, e i genitori che fanno gli applausi perché si rendono conto di essere sopravvisuti dopo un’ora di volo e 35 euro di gratta e vinci e panini di polistirolo.