L’estate, i viaggi, il diabete


Quando mi è stato diagnosticato il diabete tipo 1 la mia conoscenza della malattia si limitava a mio fratello che bestemmiava dietro a tutto ciò che non poteva fare e non poteva mangiare. Ero dunque già pronta a fare i conti con tutto ciò che avrei dovuto evitare (zuccheri, grassi, carboidrati, uscire di casa senza borsa) e con ciò che invece avrei dovuto imparare a fare nel corso del tempo, ma che nessuno mi avrebbe mai spiegato esattamente come: viaggiare rientra in questa seconda categoria.
Spiegare perché non puoi imbarcare una valigia nella stiva di un aereo è sempre difficile al check in in aeroporto, soprattutto perché una volta mi è capitato di sentire le urla di un signore che, non sapendo più come giustificare la rabbia della sua valigia nella pancia dell’aereo, tirò in ballo le famose “medicine per mio nonno che non potevano essere stivate”. Credibilissimo.
Quando un diabetico viaggia sostanzialmente si porta dietro il triplo della roba che si porta dietro tutti gli altri giorni. Che è già tanta. Lo zaino del diabetico è ricoperto di bustine di zucchero che riempiono ogni singolo angolo vuoto. Accanto allo zucchero possiamo trovare delle razioni di cioccolata in grado di sfamare qualche squadra di calcetto (perchè, diciamoci la verità, lo zucchero in bustina fa schifo). Tutto questo perché non saprai mai quando un’ipoglicemia ti sta per colpire. O forse lo sai, ma fai finta di non saperlo. E se durante il volo intercontinentale non ci sono abbastanza carboidrati in tutto l’aereo? E se devi affrontare un viaggio in macchina di svariate ore? Alla valigia si aggiungono dunque biscotti, crackers, gallette, frutta sparsa.
Una volta arrivati a destinazione, ogni camminata corrisponde a una merenda, ogni escursione a una prelibatezza da assaggiare.
Quando mi è stato diagnosticato il diabete mi era stato detto che non sarei potuta rimanere vegetariana, ma che ogni tanto avrei potuto bere lo spritz. A sua discolpa, la prima diabetologa che mi visitò era di Padova, e aveva una scala di priorità differente rispetto al resto del mondo. Poi è arrivata una persona che mi ha detto che col diabete non cambia in fondo poi tanto, ma diventi completamente consapevole di ciò che fai. E’ una questione di organizzazione. E così adesso, quando viaggio, lo spazio nel mio zaino è occupato in gran parte da cose che non avrei mai pensato di dovermi portare dietro. E quando sento le persone litigare perché non possono mettere le valigie nella cappelliera, sorrido e penso che in fondo, il mio astuccio con l’insulina, posso anche tenermelo sottobraccio.