Michael Pollan, How to change your mind: ovvero aspettarsi da un libro qualcosa e trovarsi tra le mani tutt’altro


Michael Pollan è uno di quegli autori che scelgo dalla libreria quando ho voglia di leggere qualcosa di leggero e divulgativo e che sia allo stesso tempo coinvolgente. Il cibo rientra nella mia idea di lettura ricreativa, e per questo motivo ho letto con piacere in passato i libri per cui Pollan è diventato più famoso.
Superati i sessant’anni, Michael Pollan ha pubblicato un libro dal titolo: “How to Change Your Mind” (sottotitolo, abbastanza chiarificatore: What the New Science of Psychedelics Teaches Us About Consciousness, Dying, Addiction, Depression, and Transcendence. Ancora non tradotto in italiano).
Durante quella che potrebbe essere iniziata come una crisi esistenziale di mezza età, Michael Pollan si è di fatto messo ad indagare sul potere degli psichedelici, sullo stigma che si portano dietro dagli anni 60, e sulle potenzialità che un’eventuale ricerca in questo campo avrebbe dal punto di vista delle malattie psicologiche (e non solo). E’ come se tutta la ricerca di una vita, orientata al cibo, alla natura, al modo in cui ci nutriamo e così via, sia stata condensata in questo ultimo saggio e portata alle estreme conseguenze. Ma ciò che più sorprende di questo libro è che ci mostra esattamente quanto ancora poco sappiamo sulla nostra coscienza, sulla nostra capacità di percepirci come un “sè” coerente, su quanto il  nostro cervello in senso fisico influisca sulla psiche.
Un libro che vale la pena di leggere, non solo per coloro che sono interessati agli psichedelici in sé, ma anche e soprattutto per coloro che vorrebbero scoprire ciò che ancora non sappiamo su noi stessi.