Due libri femministi per il weekend

Con il passare degli anni sopraggiunge in me il bisogno di ritornare alle letture che ho affrontato durante l’università. Per questo nei giorni scorsi ho comprato due libri diversi ma collegati tra loro da un tema comune: il femminismo contemporaneo.
Il primo libro è in realtà una raccolta di saggi: Donne si diventa. Antologia del pensiero femminista (edito da Feltrinelli, 2014 e a cura di Eleonora Missana). 


“Di femminismi ce ne sono stati e ce ne sono molti.”
 
Ho comprato questo libro spinta dal desiderio di avere una raccolta di saggi che affrontassero tematiche diverse, posizioni diverse, ma che allo stesso tempo facessero parte del pensiero femminista. Il libro infatti è composto da varie parti che affrontano a loro volta diversi temi cari al dibattito: differenza sessuale, soggettività, questioni di politica e bioetica – affrontati attraverso brevi saggi.   
L’introduzione affronta la molteplicità di posizioni che ancora oggi possiamo trovare all’interno del movimento: si tratta di pensieri in continua evoluzione, spesso eterogenee, che si intersecano con tematiche più ampie, come per esempio il movimento queer o il rapporto tra le donne e alcune questioni di bioetica spesso dibattute. 
Le pagine ci forniscono inoltre un punto di partenza per riflettere sulla donna in quanto soggetto e sulla sua posizione all’interno della società contemporanea. Permette di vedere quali siano stati i cambiamenti negli ultimi decenni, gli obiettivi raggiunti dal movimento femminista e di conseguenza i mutamenti di prospettiva al suo interno. In definitiva, ha allungato ancora di più la mia lista delle scrittrici ancora da leggere.
Per quanto riguarda il secondo libro, l’ho comprato impulsivamente non sapendo bene cosa aspettarmi. Avevo già letto in inglese il saggio Men Explain Things to Me , e dunque ero curiosa di proseguire nella lettura dei restanti saggi che compongono questa edizione italiana (Ponte alle grazie, 2017).  

“Benvenuti nel Maschistan”

In realtà voci molto più autorevoli della sottoscritta hanno già versato fiumi di parole su Rebecca Solnit. Come tutte le scrittrici degne di nota, è in grado di scavare nelle nostre esperienze, pretendendo risposte e riflessioni. Man mano che andavo avanti con la lettura mi sembrava di ripercorrere tantissime situazioni in cui mi ero sentita messa da parte, ignorata, schiacciata per il solo fatto di essere una donna.
 Il libro è in grado di far emergere quel filo continuo che parte dalla concezione secondo la quale le donne sono isteriche, nervose, troie, e porta alla luce tutti quegli atteggiamenti che tendono a bollarle come tali quando non rientrano nei nostri schemi mentali di donne ideali, posate, aggraziate1.
Quando ancora la gente giudica male chi dice che la priorità della vita non è avere figli. Quando una donna dice che le piacerebbe che i suoi figli avessero il suo cognome. E perché?, come se fosse una cosa così strana da concepire, egoista e fuori da ogni ragionamento logico. Quando a lavoro i colleghi maschi ti chiamano bella, quando hai raggiunto un obiettivo perché sei una donna, e chissà in che modo, quando vedi i tuoi colleghi maschi fare la metà del tuo lavoro e raggiungere lo stesso obiettivo. Perché l’unica tua colpa è di essere una donna e di pretendere ciò che ti spetta.

  1. Sottomesse.